PIERFRANCESCO PACODA
Cronaca

Pino Cacucci: "Un nuovo volto di Pancho Villa"

Il nuovo volume ‘Dieguito e il centauro del Nord’ viene presentato martedì in Salaborsa.

Pino Cacucci: "Un nuovo volto di Pancho Villa"

Pino Cacucci: "Un nuovo volto di Pancho Villa"

La mitologia di un popolo raccontata attraverso gli occhi e i ricordi di un bambino che, inconsapevolmente, diventa responsabile della vita di Pancho Villa, una delle figure più grandi della storia del suo paese, il Messico. È un viaggio continuo nelle geografie della rivoluzione e in quelle dello spirito il nuovo libro di Pino Cacucci, Dieguito e il centauro del Nord (Mondadori) che lo scrittore che da molti anni vive e lavora a Bologna presenta martedì in Salaborsa (ore 18) con Alberto Bertoni.

Cacucci, lei conosce bene il Messico, paese dove i suoi libri sono abitualmente tradotti e dove si reca spesso. Che aspetto della personalità di Pancho Villa ha scelto di raccontare nel suo nuovo lavoro?

"Ho fatto incontrare il grande rivoluzionario in fuga, braccato dall’esercito, con un bambino di una famiglia poverissima, il padre contadino. È lui a soccorrere Pancho Villa, a nasconderlo in una grotta, a curarlo. Una esperienza che segnerà la sua vita, lui al cospetto di una figura che era leggenda, e che lo accompagnerà anche quando diventerà adulto".

Nel suo racconto di fantasia, ma basato su quello che successe negli anni della rivoluzione messicana, irrompono figure realmente esistite.

"Certo, a iniziare dal Generale Patton, allora un giovanissimo ufficiale dell’esercito americano inviato in Messico per catturare Pancho Villa. Ancora lontano dal diventare il protagonista dello sbarco in Normandia. Anche Patton incontra il bambino, Dieguito, che ha solo 12 anni, e con lui instaura un rapporto umano molto particolare. Probabilmente sa che il piccolo nasconde il ricercato, il padre del ragazzino è considerato vicino a Villa, ma è come se rispettasse il suo silenzio, anche se è convinto della ‘sacra missione’ del suo paese, quella di esportare il modello di libertà e democrazia. E in questo la storia non è sicuramente cambiata".

Su Pancho Villa è stato scritto tantissimo. C’è un libro, in particolare, che le è stato utile?

"La bibliografia è sterminata, la mia fonte principale è stata l’esaustiva e affascinante biografia scritta dal mio amico Paco Ignazio Taibo II, Un rivoluzionario chiamato Pancho, che ne ricostruisce la vita, svelandoci tanti aspetti personali, intimi, al di fuori dell’aura quasi mistica, specie in Messico, che ancora oggi avvolge la sua figura".

Fra i tanti incontri che il piccolo Dieguito fa, ce n’è uno con un italiano dal cognome molto famoso.

"Dieguito si imbatte anche in una figura che in Italia è a poco conosciuta. Si tratta di Peppino Garibaldi, nipote dell’Eroe dei Due Mondi, anche lui un uomo che ha combattuto molte guerre per la libertà, dalla prima guerra mondiale all’antifascismo e ha a lungo vissuto in Messico. Su di lui uscirà prossimamente un libro curato da Federico Mastrogiovanni, che molto tempo raccoglie materiale su questo personaggio. In Messico è talmente amato al punto di avere nella capitale una piazza a suo nome, Piazza Garibaldi, quella dove si ritrovano i mariachi. Prima di scrivere questo libro pensavo fosse dedicata a Giuseppe, invece è un omaggio a Peppino che nella Revoluciòn aveva, proprio come Pancho Villa, i gradi di colonnello".