"Porto in scena lo sberleffo e la malinconia"

Gianluca Ferrato dà vita a venti personaggi: "Testo straordinario, ne sono innamorato"

"Porto in scena lo sberleffo e la malinconia"
"Porto in scena lo sberleffo e la malinconia"

Quando Guillaume Galliene porta in scena ‘Tutto sua madre’ (‘Les garçons et Guillaume, à table!’ il titolo francese), Gianluca Ferrato è seduto in platea e se ne innamora. È un divertissement puro, a tratti ferocemente malinconico. Galliene scrive e interpreta la storia della sua vita. Si cuce addosso questa commedia, in cui il protagonista cerca di compiacere sua madre in tutto. Nel titolo originale, i garçons (‘ragazzi’) sono i fratelli del protagonista: belli e sportivi, mentre Guillaume è tutto il contrario. Lui si diverte a imitare ogni donna che osserva o ammira. Ma più di ogni altra, sua madre. Gianluca Ferrato, attore e regista, porta lo spettacolo del famoso cineasta francese Galliene ‘Tutto sua madre’, diretto da Roberto Piana, questa sera alle 21 al Teatro Dehon (via Libia 59).

Ferrato, quanti personaggi interpreta nello spettacolo?

"La Principessa Sissi, l’Arciduchessa Sofia, una ballerina andalusa, mia nonna, mia zia. Venti voci in quasi un’ora e mezza di spettacolo".

Una bella performance…

"Beh sì, tutti i personaggi sono costruiti attraverso lo scarto vocale o la postura del mio corpo. Ci ho messo dentro la parte più fantasiosa e creativa di me, con una grande libertà di intenti. Sul palcoscenico sono solo, senza paracadute. Ma il monologo fa crescere a dismisura il valore di un attore".

Se lei dovesse interpretare la sua di madre, che personaggio sarebbe?

"Una donna di quasi 87 anni. Curiosa, felice di stare al mondo e piena di entusiasmo. Una donna di grandissimo respiro. Questo me lo ha trasmesso: la curiosità ha sempre dato la giusta spinta alla mia vita e la mia carriera".

E l’ambiente in cui è cresciuto assomiglia a quello di Galliene?

"Lui viene da una famiglia parigina aristocratica. Io vengo dal popolo ho un rapporto più semplice con mia mamma, fatto di grande tenerezza".

Cosa l’ha fatta appassionare a questa commedia?

"Il gusto dello sberleffo di Guillaume Galliene, e anche della grandissima malinconia".

Amalia Apicella

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