Bologna, 25 aprile 2017 - Gli ultimi anni di successi della C.B. di Calderara? A Roberto Rossi, alla guida dell’azienda di lavorazioni meccaniche e particolari ad alto contenuto tecnologico con sua moglie, figlia del fondatore Alfio Chiarini, piace pensare che siano frutto di un errore di calcolo. Qualche anno fa loro due, da poco alla guida dell’azienda, decisero che per cavalcare gli ottimi risultati degli ultimi anni e renderli strutturali, sarebbe stato il caso di fare qualche investimento. Così si indebitarono e puntarono tutto sulla tecnologia, convinti che la fase di stanca del mercato degli ultimi tempi non potesse durare ancora a lungo...

Rossi, niente paura: era solo l’inizio della Grande Crisi.

«Ci sono stati momenti, negli anni scorsi, un cui più volte ci siamo maledetti per esserci indebitati in un momento così drammatico».

Come uscirne?

«Ah, beh poco: ormai avevamo speso. Non rimaneva che andare avanti, sfruttando le nuove macchine al massimo, mercato permettendo».

Oggi l’azienda è tornata a crescere a ritmi molto sostenuti.

«Col senno di poi, aver realizzato gli investimenti nel periodo peggiore del mercato è stato salvifico. Poiché, quando il mercato lentamente ha dato segni di risveglio, noi ci siamo trovati di colpo molto più avanti degli altri».

Calcolo o fortuna?

«Incoscienza, credo. Ma è servita».

Chi si rivolge a voi?

«Grandi gruppi del packaging, aziende meccaniche e un po’ tutti coloro che necessitano di particolari o pezzi straordinari che i grandi fornitori non riescono o non vogliono realizzare».

Anche poche decine di pezzi per tipo?

«Anche un particolare singolo, se serve. È la nostra forza: non andiamo oltre le poche centinaia di pezzi a ordine. E non ci fanno paura le imprese complicate».

Quasi foste artigiani.

«L’approccio è industriale, ma la cura del dettaglio è, sì, quella dell’artigiano. Lavoriamo su disegno del cliente, abbiamo macchine all’avanguardia e presto ne compreremo altre. Ma la differenza continua a farla la capacità dei singoli operatori a usare le macchine per realizzare quel singolo pezzo nel miglioredei modi».

Facile trovare apprendisti?

«Difficilissimo. Il meglio che ci può capitare è qualcuno che sappia già usare le macchine. Ma un conto è far andare una macchina già tarata per produrre migliaia di pezzi uguali. Un altro e utilizzarla per realizzare dieci pezzi o anche uno solo, ma con delle caratteristiche precise».

Come crescere ancora?

«Da qualche anno realizziamo all’estero il 20% del nostro fatturato, soprattutto in Germania. Continueremo a guardare lontano, ma non basta. Il mercato ci chiede di raddoppiare i nostri volumi e per farlo dovremmo unirci con ditte simili o entrare nell’orbita di un gruppo molto più grande. E’ ciò a cui lavoreremo per crescere, pur stando attenti a non perdere il nostro animo da artigiani. Quello che ci contraddistingue da quarant’anni».