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22 giu 2022

Processo Zaki, un altro rinvio Lui: "Basta, è inaccettabile"

L’udienza a Mansoura per lo studente, fissata ieri, è slittata al 27 settembre. Lepore: "Vicenda sempre meno comprensibile". Il rettore: "Siamo delusi"

22 giu 2022
Lo studente dell’Alma Mater venne arrestato a febbraio 2020 per un articolo
Lo studente dell’Alma Mater venne arrestato a febbraio 2020 per un articolo
Lo studente dell’Alma Mater venne arrestato a febbraio 2020 per un articolo
Lo studente dell’Alma Mater venne arrestato a febbraio 2020 per un articolo
Lo studente dell’Alma Mater venne arrestato a febbraio 2020 per un articolo
Lo studente dell’Alma Mater venne arrestato a febbraio 2020 per un articolo

Era attesa ieri, a Mansoura, in Egitto, la sesta udienza del processo allo studente Patrick Zaki, accusato di diffusione di false notizie in Egitto e all’estero. Invece, il processo per il trentunenne dell’Alma Mater, è stato aggiornato e rinviato al 27 settembre. "Un ennesimo rinvio che ci delude e rinnova l’angoscia di Patrick e di tutti noi: – così il rettore Unibo Giovanni Molari – Speriamo almeno che per Patrick ci sia, in attesa della definitiva liberazione, la possibilità di viaggiare e di tornare a Bologna per proseguire i suoi studi. La sua Università non vede l’ora di riabbracciarlo". Gli fa eco il delegato dell’Ateneo per gli studenti, Federico Condello: "A ogni rinvio l’amarezza è più forte, ma non viene mai meno la speranza che a Patrick sia riconosciuta la giustizia che attendiamo, né la volontà di fare tutto il possibile per riaverlo con noi". Ogni rinvio, "nonostante l’amarezza, – così Rita Monticelli, sua docente – è un rinnovato impegno. Per Patrick e per chi si trova in condizioni di ingiustizia, di privazione, di non riconoscimento dei propri diritti",

Il calvario di Zaki iniziò a febbraio 2020 quando venne arrestato per un articolo che pubblicò su un portale egiziano nel 2018 per denunciare le persecuzioni subite dalla minoranza copto-cristiana nel Paese. A dicembre scorso il rilascio, ma non la decadenza delle accuse: perciò non può ancora lasciare il Paese.

Sull’ennesimo rinvio del processo interviene anche il sindaco Matteo Lepore: "Non è purtroppo l’esito che ci aspettavamo, soprattutto dopo due anni di una vicenda giudiziaria dai contorni indefiniti che ai nostri occhi appare sempre meno comprensibile. Un rinvio che fa male, soprattutto dopo aver visto e condiviso con Patrick l’entusiasmo e la voglia di riprendere presto i suoi studi in presenza a Bologna". E continua: "Lo abbiamo salutato e incoraggiato con un grande applauso poche sere fa in Piazza Maggiore, durante una iniziativa molto partecipata. A Patrick vorrei dire anche oggi: non mollare, l’abbraccio di Bologna è per te, ti aspettiamo fiduciosi di poter festeggiare la fine di questo incubo".

Il giovane ieri ha parlato con i giornalisti, a Mansura: "Cerco di essere ottimista, ma non succede nulla. Vedo che sono in un circolo vizioso di rinvii, decisi non so perché. Sono diventati troppi, non è accettabile. Ho bisogno di viaggiare, ora è la cosa più importante per me, qualunque sia la situazione". Inoltre, ha continuato, "se non torno in Italia avrò problemi con la laurea magistrale e gli studi. Questa è una libertà condizionata, per me non è adeguata. Voglio riprendere la mia vita normale, continuare gli studi e pensare al mio futuro perché ne ho abbastanza di tutte le interruzioni". Di "ulteriore atto di ingiustizia e sopraffazione delle autorità egiziane" ha parlato invece Andrea De Maria, deputato Pd e segretario di presidenza della Camera.

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