Bologna, 30 ottobre 2020 - Da piazza maggiore a piazza Roosevelt la protesta (video) contro le restirzioni anti covid imposte dal nuovo Dpcm si sposta e si allarga al mondo dello spettacolo e cultura. Artisti itineranti, cantanti, attori, ballerini e ballerine e circensi: erano crica 500 i manifestanti. Nessuno escluso ha mancato l’appuntamento davanti alla Prefettura svoltosi in contemporanea con altre 16 piazze italiane.

Un’occasione per la cultura italiana e i suoi operatori per dire no alle chiusure. No alla calata del sipario. No alla musica che non c’è. “Siamo qui per esprimere rabbia e disagio che non si può più contenere - spiega Antonio Rossa del sindacato dei lavoratori della comunicazione della Cgil -. Questa manifestazione era stata infetta prima dell’ultimo Dpcm, per la estrema difficoltà in cui versa questo settore già da febbraio. Noi non diamo giudizi rispetto alle decisioni sanitarie, ma intendiamo esprimere un parere critico rispetto alle modalità con cui alcune indicazioni sanitarie sono state applicate al settore della cultura. Troviamo che il Dpcm sia irrazionale e non risolverà i rischi di un prossimo lockdown, ma rischia di far crollare definitivamente le speranze di questo settore e manda un messaggio sbagliato come la marginalità del mondo della cultura in Italia. Non lo fa rientrare fra ciò che e essenziale. Ma lo siamo, essenziali e fondamentali, un mondo tutelato dalla costituzione. È Indecoroso che si siano staccate le sorti di questi da altri lavoratori. Sono state chiuse le sale al pubblico, luoghi in cui la possibilità di ammalarsi non c’era più. Perché è stata fatta un’offesa di questo tipo a questo settore? Rivendichiamo quindi - continua Rossa - che qualsiasi provvedimento venga preso ascoltando prima i rappresentati di queste categorie. Vogliamo un tavolo permanente con il Ministero e tavoli territoriali per la gestione di questa pandemia. I ristori sono qualcosa che ci devono dare. E che siano congrui alle perdite subìte, e per tutto il periodo in cui durerà la pandemia. Basta promesse, con le promesse non si mangia. Chiediamo dignità”.

Una delegazione di manifestanti è stata ricevuta dal Prefetto.