Raphael Gualazzi: "Sul palco del Duse brani che celebrano il sogno"

Domani sera il concerto del cantautore legato a Bologna: "Le colonne sonore? Mi ci sono avvicinato grazie a Pupi Avati"

Raphael Gualazzi: "Sul palco del Duse brani che celebrano il sogno"

Raphael Gualazzi: "Sul palco del Duse brani che celebrano il sogno"

Fatto della stessa sostanza dei sogni, il Dreams Tour di Raphael Gualazzi sbarca domani a Bologna sul palco del Duse. "Il fulcro dello spettacolo è il mio nuovo album Dreams in cui sono accompagnato da quattro favolosi musicisti – Gianluca Nanni alla batteria, Michele ‘Mecco’ Guidi all’organo Hammond, Luigi Faggi alla tromba e Anders Ulrich al contrabbasso – che partecipano vocalmente allo spettacolo con armonizzazioni particolarissime capaci di mettere sotto ad una nuova luce pure alcuni miei brani del passato".

Da cosa nasce un disco come ‘Dreams’?

"Più di quelli che l’hanno preceduto, è un lavoro che intende celebrare il sogno. Perché è attraverso la trascendenza onirica che ritroviamo la dimensione presente. In una società distratta dal digitale come la nostra, finiamo spesso col perderci in mondi paralleli dimenticando la preziosità dell’hic et nunc, del sorprendersi vivendo l’attimo".

I sogni sono di diversa natura.

"Ci sono quelli premonitori, intimi, guaritori, nel cassetto, ad occhi aperti, addirittura sociali come ci ricordava Martin Luther King. E tutti fanno parete del nostro vivere".

Com’è nato il rapporto con una grande etichetta di colonne sonore come Cam Sugar?

"Ho iniziato ad avvicinarmi alla musica da film nel 2015 grazie a Pupi Avati, scrivendo le musiche del suo Un ragazzo d’oro. Prima ancora avevo collaborato con la Cineteca di Bologna musicando dal vivo in tempo reale un cortometraggio muto degli Anni 30 di Charles Bowers. Altra esperienza super stimolante è stata scrivere le musiche di Mi pequeño Chet Baker, cortometraggio in bianco e nero di Mauro Diez presentato nella sezione Onde corte - Panorama Italia di Alice nella città dell’ultima Festa del Cinema di Roma… Ma tra me e il mondo del cinema stanno per accadere tante altre cose".

La sua carriera è stata in qualche modo segnata dal grande schermo.

"Beh, sì. Il primo film su un pianista a sorprendermi è stato nell’89 Great balls of fire! di John Bride sulla figura straordinaria di Jerry Lee Lewis. Avevo otto anni. Poi sono arrivati Shine di Scott Hicks, sulla splendida ossessione dell’australiano David Helfgott e, naturalmente, La leggenda del pianista sull’oceano di Tornatore".

In concerto il legame con Cam la spinge pure verso rivisitazioni di musica per il cinema?

"Nello spettacolo c’è una musica di Armando Trovajoli intitolata Jumping, scritta per Il vedovo di Dino Risi con Alberto Sordi, su cui Emma Morton ha scritto un testo. Penso che le colonne sonore di quei tempi fossero bellissime. L’anno scorso al Taormina Film Fest ho eseguito brani di Piccioni, Trovajoli che sono dei veri standard jazz, in cui si sente quanto la grande tradizione americana abbia pesato sulla nostra musica da film".

Le reazioni del pubblico a una proposta musicale come la sua sono le stesse ovunque?

"No. In estate, ad esempio, abbiamo suonato una sera a Cervo, in Liguria, e quelle dopo a Jūrmala, in Lettonia, dove la responsabile artistica del locale festival jazz ci ha avvertiti che il pubblico baltico, a differenza di quello mediterraneo, vuol essere conquistato subito al primo pezzo. Abbiamo invertito la scaletta… ed è stato un successo".

Andrea Spinelli