Zola Predosa (Bologna), 16 maggio 2018 - Poche parole: «Dammi i soldi!». Ma più che la frase potè il gesto: una pistola puntata alla testa e la tabaccaia che alza le mani e apre la cassa. Rapina fulminea quella messa a segno poco prima delle 13 di lunedì scorso nel centro di Ponte Ronca ai danni della tabaccheria del portico. Il locale è lo stesso entrato nelle scene del serial televisivo di Coliandro andato in onda lo scorso anno. Ma stavolta il malvivente era autentico: uomo fra i 20 e i 30 anni, italiano, alto, massiccio, un casco integrale nero in testa e un giubbotto nero col bavero alzato.

«Me lo sono trovato di fianco improvvisamente, qui, di fianco alla cassa, ha ripetuto due volte la stessa frase, decisa: ‘dammi i soldi’. Mi sono trovata una pistola puntata in faccia...se fosse poi vera o finta non lo so. In quel momento avevo altri pensieri», racconta Maria Pia Casadio, 70enne mamma della titolare Michela Gamberini, che era sola nella tabaccheria Ponte Ronca, affacciata sulla via Risorgimento. Lì per lì la donna non aveva proprio l’intenzione di farsi svuotare la cassa.

«Sono rimasta male. Il registratore era aperto perché stavo sistemando l’ultimo incasso. Mi ha detto ‘dammi i soldi’ una seconda volta e poi dato che non mi spostavo mi ha dato una gran spinta e mi ha sbattuta contro lo scaffale», racconta la vittima che dallo spintone ha rimediato una contusione all’avambraccio curata al pronto soccorso. Due manciate nel cassetto ed ecco che il bottino, alcune centinaia di euro la stima, finisce nella tasca del giubbotto del rapinatore che una volta entrato si era premurato di chiudere la porta di accesso, sempre tenuta sott’occhio. Ripulita di tutte le banconote la cassa l’uomo, che ha sempre tenuto la pistola alta puntata alla signora Casadio, si è diretto alla porta.

Prima di spalancarla la seconda frase: «Stai lì!», pronunciata nella speranza di guadagnare i pochi secondi di tempo necessari a dileguarsi. «Ha aspettato il momento in cui non c’era nessuno, né dentro e neppure sotto il portico. Qui c’è sempre un gran viavai, ma in quei minuti non c’era anima viva», aggiunge la figlia Michela Gamberini.

Tanto che il rapinatore ha percorso tutto il porticato sotto gli occhi della vittima prima di girare l’angolo verso via Leonardo da Vinci. «C’è stato giusto un frequentatore del bar che ha udito distintamente il rombo di una moto che partiva a tutta velocità», aggiunge Michela Gamberini, riassumendo anche gli elementi forniti ai carabinieri della stazione di Zola che indagano sul fatto.