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22 gen 2022

Marinucci, una passione chiamata Subbuteo: "Così sono diventato campione del mondo"

Il presidente del club Bologna Tigers si racconta. Il gioco riproduce il calcio sul tappeto verde, la città è tra le eccellenze di questa specialità

22 gen 2022
marco santangelo
Cronaca

Bologna, 22 gennaio 2022 - Sono passati quasi vent’anni da quel mondiale di Subbuteo. Ma Riccardo Marinucci ripercorre quei momenti con estrema nitidezza, come se la Coppa del mondo l’avesse alzata ieri. Era il 2003, il Milan vinceva la Champions League in una storica finale tutta italiana contro la Juventus. Nel frattempo, a Malta, la nazionale italiana di Subbuteo lottava in una sfida all’ultimo sangue contro il Belgio. "Era sicuramente la squadra più temuta del torneo, il nervosismo era alle stelle. Il palazzetto dello sport de La Valletta era gremito di tifosi e la tensione era palpabile. Non pensavamo di farcela…", ricorda Marinucci.

Riccardo Marinucci
Riccardo Marinucci

"Ero solo un bambino quando alla mia prima comunione mi regalarono il Subbuteo, da allora iniziai a giocarci con i miei amici, ma non avrei mai immaginato di diventare uno dei più forti del mondo, soprattutto a un mondiale come quello del 2003". Eppure a Malta, in quel settembre di vent’anni fa, accadde l’incredibile: allo scadere del secondo tempo il tabellone segna punti spazza via tutta la tensione, l’Italia di Marinucci si aggiudica il titolo mondiale con una vittoria sui belgi di 2 a 1. "Quei momenti, per me, sono stati davvero incredibili - racconta –. Ricordo ancora la semifinale quando io sono entrato al secondo tempo e stavamo perdendo per un gol, poi a dieci secondi dalla fine riesco a insaccare la palla in rete. Un’emozione incredibile, non posso descriverla, avevo gli occhi di tutto il palazzetto addosso…".
 

All’epoca Marinucci aveva 41 anni ed era nella categoria veterani, "ma l’esperienza e la mia bravura l’ho raggiunta grazie ai Bologna Tigers". Cioè uno dei quattro club storici bolognesi di Subbuteo di cui, nel 1985, il campione del mondo diventa presidente. E l’85 è anche l’anno in cui Marinucci da Torino (la sua città natale) si trasferisce a Bologna. "Facevo il militare e mi avevano stazionato a Ferrara, ma uscivo spesso a Bologna e quando ho visto questa città me ne sono innamorato. Decisi di vivere qui per colpa o per fortuna di una donna per la quale avevo perso la testa. Durante il militare mi ero fatto degli amici bolognesi che giocavano a Subbuteo ed erano veramente bravi. Furono, infatti, loro a invitarmi ai Giardini Margherita dove all’epoca si tenevano i tornei e dopo qualche dimostrazione decisero di volermi nel loro club".

Con i Tigers Marinucci comincia a partecipare a svariati tornei in giro per l’Europa, fino in Australia. "Poi arrivò il 1992, l’anno in cui vincemmo il nostro primo scudetto proprio contro la mia città natale, il Torino".

Oggi Marinucci ha quasi 60 anni e non si è mai pentito, nemmeno per un attimo, di aver lasciato Torino: "A Bologna devo tutto, se non mi fossi trasferito qui oggi non sarei un campione mondiale, ma probabilmente non sarei mai stato nemmeno campione d’Europa o d’Italia". Marinucci, infatti, non ha vinto solo un mondiale e lo scudetto del ’92. Nel corso della sua carriera ha portato a casa anche ben quattro Europa League: Slovenia (2011), Grecia (2012) e Italia (2016-2018).
 

Oggi il Bologna Tigers è alle soglie del cinquantesimo anniversario ed "è rinomato in tutto il mondo grazie al nostro torneo che vede partecipazioni da ogni parte d’Europa e del mondo". I Tigers hanno a disposizione 64 campi e tutto l’occorrente per l’organizzazione di un torneo professionale. Ecco perché, dal ’95 ad oggi, il loro torneo prosegue ininterrottamente con l’obiettivo di "farlo diventare il più importante del mondo". Ma Marinucci precisa che il Subbuteo non sia solo un gioco, ma "una passione in grado di accomunare chiunque, gente di qualsiasi estrazione sociale o economica". Poi sottolinea anche il fine pedagogico del gioco: "Aiuta, soprattutto i ragazzini, a uscire dalla timidezza ed entrare in scena combattendo le proprie debolezze".
 

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