Bologna, 8 aprile 2021 - Più che un primo giorno di lezioni, una grande festa. Con bimbi, dade e insegnanti felici di ritrovarsi insieme in carne e ossa. Seppure con il divieto di abbracci, soprattutto per i 25mila piccolini di nidi e materne. L’atteso grande rientro è filato liscio come l’olio. Nessun intoppo. Con i bimbi "in fibrillazione fin dalla sera prima", racconta un papà con due pargole tra l’ultimo anno di materna e la terza elementare.
Ben 64mila i bimbi di nidi, materne, elementari e di prima media che, ieri, dopo un mese trascorso in didattica a distanza, hanno varcato i portoni delle loro scuole.

Divieto di accesso, invece, per i compagni di seconda e terza media e per tutte le superiori obbligati ancora alla didattica a distanza. Il che ha portato in piazza, per l’ennesima volta, il comitato Priorità alla Scuola che da oggi terrà un presidio sotto Palazzo d’Accursio tutti i giorni. Obiettivo: il ritorno anche per chi è rimasto in dad perché "la scuola in presenza è un diritto che deve essere garantito. I ragazzi più grandi pagano ormai da più di un anno per colpe che non sono loro", osserva Pas. Una rientro chiesto anche dai sindaci della Città metropolitana, che hanno scritto a presidente e vicepresidente della Regione – Stefano Bonaccini ed Elly Schlein – all’assessore regionale alla Scuola, Paola Salomoni, e al vice direttore dell’Usr, Bruno Di Palma, di farsi portavoce con il governo per riportare in classe tutte le medie e al 50% le superiori.


Campanella gioiosa quella di ieri, anche se, soprattutto tra i docenti, serpeggiava un filo di ansia. Dal timore dei contagi diffuso per lo più tra chi sta con i piccolini a zero mascherine e zero distanziamento alla scommessa: "L’Ausl riuscirà a tenere il passo secondo le linee guida della Regione?". Linee guida che ipotizzano azioni preventive di controllo con tamponi a campione, ma su base volontaria. E, nel caso di comuni con alta incidenza di nuovi casi ogni 100.000 abitanti, un’estesa azione di screening in ambito scolastico utilizzando test antigenici molecolari, ma sempre su base volontaria. Dai nidi alle prime medie: nessuna lacrima o sbuffo.

«Ho accompagnato Emma al nido: arrivate è corsa incontro, urlando ‘Le dade!’. Poi si è girata e mi ha salutato con un ciao ciao", racconta mamma Elisa, liquidata dalla duenne in meno di un nanosecondo. "La mia vicina, una bimba di dieci anni, era vestita di tutto punto come se dovesse andare a una festa", ricorda Francesca, ancora stupita, quando sull’uscio di casa si è ritrovata l’elegantissima Gemma.

Nella serata di martedì è poi arrivata la prima nota del capo del dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione, Stefano Versari. Sentimentale la chiusa: "La scuola è pesantemente interessata dagli effetti della pandemia. Ciò rende l’intero Paese particolarmente sensibile verso il mondo scolastico. Questa sensibilità va accolta come pure, per certi aspetti, contenuta. Il contenimento, che è com-prendere e che si realizza con l’abbraccio educativo, è quanto di cui ogni essere umano sente la necessità".

Per questo "occorre proseguire l’impegno del mondo adulto che fa scuola e in misura accresciuta di quello esterno, a costruire con costanza e responsabilità spazi di relazionalità paziente. Recuperando la virtù della prudenza". Questi "stili educativi sono da preservare da parte del mondo adulto, per potere essere più e meglio attenti alla cura del vissuto, non poche volte sofferto, dei nostri studenti".