Michele Mariani, 50 anni, fa i palloncini per i piccoli malati (foto Schicchi)
Michele Mariani, 50 anni, fa i palloncini per i piccoli malati (foto Schicchi)

Bologna, 13 marzo 2018 - "Facevo la flebo e dalle finestre dell’Ematologia guardavo l’edificio di fronte: sapevo che lì c’erano dei bambini ai quali potevo regalare un sorriso. Così un giorno mi sono presentato nel reparto. E oggi sono qui". Michele Mariani, 50 anni, è nella sala giochi della Pediatria d’urgenza, diretta dal professor Marcello Lanari, al primo piano del padiglione 13 del Sant’Orsola, circondato dai piccoli ricoverati che lo guardano ammirati mentre prepara i palloncini colorati che assumono le sembianze dei loro eroi: c’è Super Mario, Wile Coyote, i Minions, il canarino Titti e Pippo che da una mensola guarda tutti dall’alto in basso (FOTO).

"A me, a me", dice un bimbo, mentre gli occhi di un altro si spalancano osservando le mani di Michele da cui nascono una spada, una farfalla, una rosa e poi una coccinella che andrà a posarsi sul fiore appena ‘sbocciato’. Per chi deve passare qui giorno e notte è una festa, che si ripete a cadenza settimanale, secondo il calendario delle terapie di Michele.

Già, perché anche se arriva sorridente e carico di palloncini appesi a una spalla, da un anno non sta bene. "Oggi sono un po’ stanco – ammette – mi hanno già fatto un prelievo, poi sono scappato via per venire dai bimbi e a fine mattinata torno in Ematologia per la flebo, ho un mieloma multiplo, tumore del midollo osseo, e sto seguendo una cura sperimentale che sta dando buoni risultati. Quando entro qui, so di portare un po’ di gioia e in cambio ricevo il coraggio e la forza che mi servono per andare avanti".

Michele è di Pesaro, dove vive con la moglie Katja e i due figli, e da lì parte ogni settimana diretto all’Istituto Seragnoli. "Negli ospedali delle Marche qualche anno fa ho fatto un po’ di clown-terapia, presentandomi come Mattinello, ma solo adesso che sono malato mi rendo conto che entro più facilmente in sintonia con gli altri malati e il desiderio di portare gioia con le mie creazioni è cresciuto". E qui diventa serio e lancia un appello: "Mi piacerebbe fondare una scuola per fare in modo che questa attività prosegua anche il giorno che io non ci sarò più. Per ora la mia prima allieva è Antonella, la maestra del reparto".

Michele è stato accolto in reparto a braccia aperte fin dal primo giorno del suo ingresso, ma quando i suoi blitz si sono ripetuti, sono sorti ostacoli burocratici. E per poter andare avanti con i suoi ‘incontri di felicità’, è entrato nel mondo Ail (Associazione italiana contro le leucemie-linfomi e mieloma) insieme alla moglie Katja. "Per un periodo siamo stati ospitati in Casa Ail – dicono entrambi – e così ci siamo iscritti all’Associazione, risolvendo anche le questioni assicurative per fermarci qualche ora nel reparto".