Gilberto Sacrati (foto Schicchi)
Gilberto Sacrati (foto Schicchi)

Bologna, 10 settembre 2016  - Il pm Giuseppe Di Giorgio ha chiesto il rinvio a giudizio dell’ex presidente Gilberto Sacrati per il crac della Fortitudo Basket. E le accuse sono pesantissime: bancarotta fraudolenta e preferenziale. Dunque Sacrati dovrà rispondere davanti al giudice per aver fatto naufragare il sogno dell’Aquila e dei tanti suoi appassionati tifosi. Un sogno poi risorto con un altro nome societario e grazie ad altri imprenditori, solo passando attraverso un lungo calvario sportivo.

L’ex patron, 56 anni, risponde quale presidente del Cda, dal marzo 2007 all’agosto 2010, della ‘Società sportiva dilettantistica’, già Fortitudo pallacanestro srl, e in seguito quale amministratore unico fino alla data del fallimento, il 12 settembre 2012. Con lui, accusati degli stessi reati, ci sono l’ex poliziotto Gerardo Guarino, 54 anni, ex direttore generale della società e l’ex direttore amministrativo Davide Corbisiero, chiamati in causa dal pm nelle loro vesti di consiglieri del Cda dal novembre 2007 all’agosto 2010. La richiesta è stata notificata nei giorni scorsi e l’udienza preliminare si svolgerà davanti al giudice Letizio Magliaro il 21 settembre.

I tre sono accusati di aver distratto e occultato beni della Fortitudo prima del crac, di aver taroccato i libri contabili così da far apparire molto più esigui i debiti verso l’erario che invece erano enormi e di aver eseguito pagamenti preferenziali verso alcuni debitori a scapito di altri, in particolare l’erario. Sotto quest’ultima voce, il pm Di Giorgio contesta a Sacrati e ai consiglieri di aver pagato, ovviamente prima del fallimento, 100mila euro alla società Sogema Fortitudo Srl, che era riconducibile allo stesso Sacrati; poi ci sono pagamenti fatti a 13 fornitori, dal luglio 2009 al giugno 2011, per 491mila euro; infine a banche per 72mila. Sul fronte dei beni distratti, il capo di imputazione parla di cinque cellulari Blackberry (465 euro), tre iPhone (1.400), computer, cellulari, mobili da ufficio ed elettrodomestici per un totale di circa 7mila euro. Insomma, si sarebbero intascati un po’ di tutto.

Ma è sul fronte dei bilanci alterati che le cifre diventano alte: «A partire dal bilancio chiuso al 30 giugno 2010 - scrive il pm Di Giorgio – occultavano la reale entità dei debiti tributari maturati verso l’erario (compresi interessi e sanzioni) per 5,4 milioni di euro». Come? Nel bilancio 2010, secondo l’accusa, quantificarono i debiti in soli 2 milioni invece di 3,6, alterando il patrimonio netto del 76%, mentre per il 2011 li ridussero a 2,1 milioni mentre erano 4,8, alterando il patrimonio addirittura del 606%. Infine la Procura contesta di non aver correttamente rappresentato a bilancio un presunto credito verso il Comune, iscrivendolo fra le voci attive per 6,2 milioni quando, scrive il pm, «era un credito contestato e di incerte possibilità di recupero». Naturalmente gli imputati, tramite gli avvocati Caterina Caterino (Sacrati), Matteo Murgo (Guarino) e Rita Nanetti (Corbisiero), potranno far valere le proprie ragioni davanti al gup. Fra accusa e difesa sta per alzarsi la palla a due.