Gilberto Sacrati (foto Schicchi)
Gilberto Sacrati (foto Schicchi)

Bologna, 18 gennaio 2017 – Gilberto Sacrati e Davide Corbisiero sono stati rinviati a giudizio per bancarotta fraudolenta e preferenziale della Fortitudo Basket. Lo ha deciso il giudice Letizio Magliaro, accettando la tesi del pm Giuseppe Di Giorgio. Assolto, nel corso del rito abbriato, l’ex poliziotto Gerardo Guarino, 54 anni.

Sacrati è accusato di avere fatto naufragare il sogno dell’Aquila e dei tanti suoi appassionati tifosi. Un sogno poi risorto con un altro nome societario e grazie ad altri imprenditori, solo passando attraverso un lungo calvario sportivo. L’ex patron, 56 anni, risponde quale presidente del Cda dal marzo 2007 all’agosto 2010 della ‘Società sportiva dilettantistica’, già Fortitudo pallacanestro srl, e in seguito quale amministratore unico fino alla data del fallimento, il 12 settembre 2012. Rinviato a giudizio con lui per gli stessi reati anche l’ex direttore amministrativo Davide Corbisiero chiamato in causa dal pm in quanto consigliere del Cda dal novembre 2007 all’agosto 2010.

Secondo l’impianto accusatorio avrebbero distratto e occultato beni della Fortitudo prima del crac, taroccando i libri contabili così da far apparire molto più esigui i debiti verso l’erario che invece erano enormi e di aver eseguito pagamenti preferenziali verso alcuni debitori a scapito di altri, in particolare l’erario. Sotto quest’ultima voce, il pm Di Giorgio contesta a Sacrati e a Corbisiero di aver pagato, ovviamente prima del fallimento, 100mila euro alla società Sogema Fortitudo Srl, che era riconducibile allo stesso Sacrati; poi ci sono pagamenti fatti a 13 fornitori, dal luglio 2009 al giugno 2011, per 491mila euro; infine a banche per 72mila. Sul fronte dei beni distratti, il capo di imputazione parla di cinque cellulari Blackberry (465 euro), tre iPhone (1.400), computer, cellulari, mobili da ufficio ed elettrodomestici per un totale di circa 7mila euro. Insomma, si sarebbero intascati un po’ di tutto.

Ma è sul fronte dei bilanci alterati che le cifre diventano alte: «A partire dal bilancio chiuso al 30 giugno 2010 - scrive il pm Di Giorgio – occultavano la reale entità dei debiti tributari maturati verso l’erario (compresi interessi e sanzioni) per 5,4 milioni di euro». Come? Nel bilancio 2010, secondo l’accusa, quantificarono i debiti in soli 2 milioni invece di 3,6, alterando il patrimonio netto del 76%, mentre per il 2011 li ridussero a 2,1 milioni mentre erano 4,8, alterando il patrimonio addirittura del 606%. Infine, la Procura contesta di non aver correttamente rappresentato a bilancio un presunto credito verso il Comune, iscrivendolo fra le voci attive per 6,2 milioni quando, scrive il pm, «era un credito contestato e di incerte possibilità di recupero». La prima udienza del processo è fissata per il 24 aprile.