Gilberto Sacrati, già patron della Fortitudo
Gilberto Sacrati, già patron della Fortitudo

Bologna, 6 maggio 2018 - La Fortitudo era «un pozzo senza fondo» e Gilberto Sacrati ne era ben consapevole, ma continuò a finanziarla sistematicamente, prendendo i milioni dalla società capofila, la Ripresa srl, che già navigava in cattive acque. Il tutto per «placare la sete di denaro» delle società controllate, fra cui appunto quella che controllava la squadra di basket, la ‘Los Angeles comunication’.

Una gestione che produsse «ingenti perdite» e che portò al crac di Ripresa, frutto del comportamento «fraudolento» dell’allora patron Gilberto Sacrati e dell’esecutore dei suoi ordini, Davide Corbisiero. Il collegio dei giudici presieduto da Stefano Scati è categorico nelle motivazioni, depositate nelle settimane scorse, della condanna a tre anni e mezzo per bancarotta fraudolenta inflitta a Sacrati a gennaio (Corbisiero è stato invece condannato a due anni e quattro mesi).

Sacrati non era accusato di essersi intascato dei soldi. Dunque non è stato condannato per quello. E l’interessato l’ha sempre rivendicato, anche nelle commosse dichiarazioni spontanee fatte in aula durante l’ultima udienza. La condanna riguarda invece la gestione dissennata che fece della società capofila, cioè Ripresa, attiva nell’immobiliare, da cui furono drenati 4 milioni dal 2009 al 2011 a favore delle controllate, fra cui la Fortitudo Basket e il Parco delle Stelle srl. Un flusso di denaro «a fondo perduto», scrivono i giudici, attuato da Sacrati e da Corbisiero «nonostante fossero consapevoli delle precarie condizioni sia di Ripresa che delle controllate».

«Appare di solare evidenza – aggiungono – che i due imputati avevano piena rappresentazione del rischio che l’erogazione di finanziamenti alle società partecipate avrebbe arrecato pregiudizio ai creditori. Sono infatti ‘indici di fraudolenza’... la consapevolezza delle precarie condizioni della controllante e delle controllate, la sostanziale contiguità temporale fra i sintomi del dissesto e l’erogazione dei finanziamenti, la pervicacia con cui i finanziamenti sono stati concessi nonostante l’avviso contrario dell’organo di controllo (cioè il collegio sindacale, ndr) e, in seguito, in modo ‘occulto’ sì da evitare ulteriori rilievi negativi».

Insomma, per la Corte Sacrati tolse fondi a Ripresa sapendo bene che non li avrebbe mai recuperati, danneggiando dolosamente i creditori. Il tutto mentre la Fortitudo Basket, la maggiore beneficiaria dei fondi, «vero e proprio pozzo senza fondo» secondo i giudici, sprofondava sempre più nel baratro dal punto di vista sia sportivo che economico. Sacrati si è difeso nel processo dicendo di averlo fatto anche sotto la «pressione dell’opinione pubblica», ma il collegio ritiene questo argomento «assolutamente irrilevante».Fin qui i giudici. Ma Sacrati e il suo avvocato, Gabriele Bordoni, sono pronti a dar battaglia. Il legale ha già presentato appello, spiegando che Ripresa, gravata da un buco di 38 milioni, non è certo fallita per i 4 milioni dati alle controllate. Poi manca il dolo, secondo la difesa: Sacrati credeva molto e aveva investito tutto nel progetto del Parco delle Stelle, affossato nel 2010 dall’arrivo del commissario (dopo le dimissioni di Flavio Delbono) e dal mancato approdo a Bologna dei Mondiali. A quel punto tentò di salvare il salvabile, trasferendo soldi da Ripresa alle controllate. Non farlo avrebbe significato il crollo di tutto. Agì forse con colpa e imprudenza, secondo il legale, ma non con dolo.