1988 Il Nettuno viene imbragato e trasportato nel cortile di Palazzo d’Accursio
1988 Il Nettuno viene imbragato e trasportato nel cortile di Palazzo d’Accursio

Bologna, 22 marzo 2015 - Parte la sottoscrizione pubblica organizzata dal Carlino per la raccolta fondi da destinare al restauro della fontana del Nettuno. Da oggi, tutti i bolognesi potranno dare il loro contributo con un versamento sul conto corrente bancario intestato ‘Poligrafici editoriale conto sottoscrizione Salviamo il Gigante’, presso la Carisbo - filiale di Bologna, via Rizzoli 5, codice Iban IT13 N063 8502 4521 0000 0002 748, Bic IBSPIT2B. I nomi dei donatori andranno a formare un elenco che troverete sul nostro sito internet fino alla fine della sottoscrizione. Come già successo – da ultimo con la raccolta fondi per la basilica di Santo Stefano – il Carlino bussa al cuore dei bolognesi per salvare uno dei simboli della nostra città che ha bisogno di cure. Un cuore che non ha mai tradito.

Il concetto di manutenzione delle opere d’arte «è scomparso dal nostro vocabolario. Purtroppo». Andrea Emiliani, storico dell’arte, nel 1988 – come soprintendente per i Beni artistici – ha diretto gli ultimi restauri della fontana del Nettuno, firmati Morigi-Nonfarmale.
Perché non si fa manutenzione?
«Perché siamo abituati a considerare il restauro come la medicina miracolosa che risolve tutto».
Invece?
«L’inquinamento, i depositi sulfurei e carboniosi, il guano dei piccioni... Tutto fa danni, giorno dopo giorno».
La manutenzione costa.
«Costa di più il restauro cui si deve ricorrere a causa della mancata manutenzione».
Bisogna fare appello ai privati.
«È la strada giusta».
Accadde anche nel 1988?
«Non posso non ricordare l’intervento dell’Associazione degli industriali, presieduta da Giuseppe Gazzoni. Consentì di fare un ottimo lavoro, e un restauro pubblico».
Quanto ai fondi pubblici?
«Mah. Il restauro non dovrebbe costare moltissimo. Ma fondi pubblici ce ne sono ben pochi. A meno che...».
A meno che?
(ride) «Non passi il messaggio che, in fondo, il Giambologna è assai più fiorentino che bolognese. Cosa vera. Oggi, con l’aria che tira, magari da Roma arriva anche qualche soldo».
Il ‘Carlino’ lancia una sottoscrizione. Che ne pensa?
«C’è crisi, è vero. Ma questi sono temi per i quali la gente reagisce, appelli cui si risponde, per orgoglio di cittadini».
In fondo, il Nettuno è, con le Due Torri, il simbolo di Bologna.
«Da un lato, le Torri sono il simbolo della formidabile città romanico gotica. Dall’altro, il Nettuno è il simbolo della città che si rinnova, della città moderna».
Siamo nel 1566...
«La realizzazione della fontana del Giambologna conclude un gigantesco progetto urbanistico, coordinato dal prolegato cardinal Pierdonato Cesi, che costituisce il perno del centro della città moderna».
Cosa è stato realizzato?
«La ristrutturazione, negli anni della Controriforma, di tutta l’area intorno a piazza Maggiore. Con nuove edificazioni e ammodernamenti: l’Archiginnasio, il palazzo dei Banchi, Palazzo d’Accursio, palazzo Re Enzo, palazzo dei Notai. Nel mezzo, la bellissima fontana».
Chi era Giambologna?
«Uno scultore fiammingo, maestro straordinario. Che con il Nettuno, però, ebbe qualche problemino».
Quale?
«Qualche difficoltà di fusione».
Perché?
«A Bologna non c’erano fonditori esperti come a Firenze. E il grande formato della statua ha un po’ messo in difficoltà l’artista».
In concreto?
«Si vedono le giunture, le correzioni intervenute nella fusione, che non fu sublime. Ma il risultato finale è sotto gli occhi di tutti. Da allora, il Nettuno è un simbolo di Bologna. Un simbolo che va salvato».





























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CARI lettori, ci sono molti modi per partecipare all’iniziativa dedicata al Nettuno. La raccolta di fondi è ovviamente la cosa più importante, ma si può sostenerla anche in modo simbolico, inviandoci le vostre foto della statua, d’epoca o attuali, magari da prospettive inconsuete, oppure brevi pensieri sul simbolo di Bologna, che saranno pubblicati prevalentemente sul web. Indirizzate tutto alla mail fotolettori@ilcarlino.net con argomento ‘Il mio Nettuno’.

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