Matteo Salvini al Pilastro e il blitz antidroga che ha portato a due arresti
Matteo Salvini al Pilastro e il blitz antidroga che ha portato a due arresti

Bologna, 27 gennaio 2021 - Come anticipato dal Carlino Bologna, sono finiti in manette per spaccio i genitori del diciassettenne (oggi maggiorenne) che, lo scorso anno, aveva ricevuto la famosa “citofonata” da parte del leader del Carroccio Matteo Salvini, durante il suo tour elettorale a poche ore dalle elezioni regionali al Pilastro. I carabinieri, impegnati in un servizio ad alto impatto nel quartiere, sono arrivati nell’appartamento di via Deledda per una perquisizione.

Salvini al Pilastro di Bologna: "La citofonata? La rifarei"

Il blitz è avvenuto ieri pomeriggio: i carabinieri hanno pedinato di un uomo di 39 anni italiano nell'ambito di un servizio antidroga in un parco del Pilastro. L'uomo ha attirato i sospetti perché guidava l'auto a passo d'uomo e, dopo aver fermato il veicolo, è sceso per andare a citofonare al portone di un palazzo. È entrato, per poi uscire una decina di minuti dopo. Quando i militari si sono avvicinati per controllarlo, ha tradito un certo nervosismo, poi ha ammesso di essere in possesso di due dosi di cocaina.

Nell’appartamento Acer in uso alla coppia, anche con l’ausilio delle unità cinofila, sono stati trovati 380 grammi di hashish, 170 grammi di marijuana, 13 grammi di coca, e poi un caricatore con 6 proiettili calibro 9 e altri 8 proiettili, calibro 9 e 22, oltre a 50 colpi a salve, un taser e 340 euro in banconote false e 925 euro “genuini”. Il materiale ha fatto scattare le manette per spaccio e la denuncia per porto d’armi e spendita di banconote false per i due: lei, italiana nata in Svizzera di 58 anni, è finita agli arresti dominiciali. Lui, tunisino di 59, è in cella in attesa di convalida.

La citofanata di Salvini avvenne prioprio un anno fa: era il 21  gennaio del 2020, praticamente alla vigilia delle elezioni che ha portato alla rielezione di Stefano Bonaccini a discapito della sifdante, la leghista Lucia Borgonzoni. Il gesto scatenò polemiche al veleno che coinvolse anche l'amabasciata tunisina. Oggi, il leader leghista ha commentanto con un tweet: "Blitz anti-droga a Bologna. Il tempo è galantuomo. La droga fa male".

Secondo quanto ha spiegato il comandante provinciale dei Carabinieri di Bologna, colonnello Pierluigi Solazzo, si è trattato di una "attività occasionale", non mirata, fatta "nell'ambito dell'abituale controllo del territorio". "È stato 'pizzicato' un assuntore di droga e da lui siamo risaliti a chi gli aveva ceduto lo stupefacente".

Salvini: felice per Bologna

"Sono contento, nel mio piccolo, per aver restituito sicurezza e tranquillità a Bologna", è il commento di Matteo Salvini inviato all'emittente È-Tv. "Sono felice per Bologna - sottolinea il leader leghista - per quelle mamme e quei ragazzi del Pilastro che oggi sono più sicuri e tranquilli, per me la lotta alla droga è una priorità. Non è giusto che il Pilastro come altre periferie italiane vengano identificate solo con droga e delinquenza. Quindi grazie alle mamme, ai cittadini, ai carabinieri, ai giudici. Sono contento: l'anno scorso quella segnalazione mi costò settimane di attacchi e di insulti. Mi ero sbagliato solo perché in quella casa non c'era solo la droga, ma stando a quanto hanno trovato i carabinieri, anche munizioni e documenti falsi".

Merola: così si aizzano le persone

"Salvini avrebbe dovuto riferire a polizia o carabinieri la segnalazione della sua sostenitrice invece di causare tensione e contribuire ad aizzare le persone, le une contro le altre. A Bologna non si mette la polvere sotto il tappeto e non ci si sostituisce alle forze dell'ordine ma si rispettano le regole democratiche", è la reazione sui social del sindaco di Bologna Virginio Merola. "Il leghista bussa sempre due volte - ha scritto nel post il primo cittadino - 
Salvini rivendica la sua 'citofonata' al Pilastro adesso che i genitori del ragazzo da lui indicato come uno spacciatore sono stati arrestati per questioni di droga. Evidentemente non ha ancora compreso quello che non avrebbe dovuto fare un ex ministro dell'Interno e un parlamentare".