L'ingresso della comunità nel 2013
L'ingresso della comunità nel 2013

Bologna, 29 dicembre 2019 - I benedettini brasiliani se ne vanno da Santo Stefano. E lo fanno nonostante un iniziale rifiuto a lasciare la basilica delle Sette Chiese ai francescani. Il trasloco averrà comunque a primavera verso la Chiesa di Santa Maria della Vita. Un piccolo ritardo rispetto alla tabella di marcia prevista, dato che il passaggio del testimone doveva avvenire all’inizio del mese, ma alcuni aspetti di questa vicenda ne hanno rallentato sia le partenze che gli arrivi. 

Il fatto più curioso riguarda la scarsa collaborazione dei brasiliani a lasciare Santo Stefano, una indolenza che ha causato un incidente diplomatico tra congregazioni e ordini. I francescani a metà novembre si erano recati a visitare la basilica, ma i benedettini non li avevano fatti entrare, dicendo che i tempi non erano maturi per quel sopralluogo e che in ogni caso loro non avevano ricevuto notizia della definitiva decisione del cardinale arcivescovo Matteo Zuppi di questo cambio nel complesso delle Sette Chiese. La comunicazione finale, però, con tutti i crismi canonici è comunque arrivata, anche perché la convenzione tra la curia e la congregazione brasiliana era scaduta da un pezzo e nessuno si era preoccupato di rinnovarla, per cui l’arcidiocesi non aveva le mani legate. Se, infatti, è vero che via Altabella non ha giurisdizione sulla composizione della comunità religiosa, che per questo motivo è definita sui juris, è altrettanto vero che nel 2013 il cardinale Carlo Caffarra affidò ai brasiliani la Basilica con una convenzione a tempo e non con un accordo senza scadenza come, invece, era accadde per i loro predecessori, i benedettini olivetani.

Questo cambiamento non è motivato da una bocciatura, ma da una valutazione legata al carisma dei francescani che notoriamente tendono a non occuparsi solo del monastero, ma anche delle persone che, essendo in difficoltà, si avvicinano alla basilica. Inoltre, il complesso è da sempre al centro della città. Le cronache dicono che venne ideata dal vescovo Petronio e avrebbe dovuto imitare il Santo Sepolcro e da lì in poi i bolognesi rimasero affezionati alla loro piccola Gerusalemme, nonostante nel 1399 venne sconsacrata da papa Bonifacio VIII.

Il complesso monumentale di Santa Maria della Vita, dal 2006 affidato alla gestione della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, fa parte del percorso culturale, artistico e museale di Genus Bononiae e ai religiosi spetterà l’animazione spirituale della chiesa. L’interno del santuario si caratterizza per il famoso gruppo plastico della Pietà, nominato il ’Compianto sul Cristo morto’, uno dei più vigorosi ed espressivi capolavori della scultura italiana, modellato nella seconda metà del ‘400 da Niccolò dell’Arca. Sull’altare maggiore, invece, è presente l’affresco della Madonna della Vita, risalente alla seconda metà del secolo XIV.
Nel frattempo, i benedettini del Brasile apriranno una seconda comunità in Italia, nel santuario di Barbana sull’isola di Barbana nella laguna di Grado, nella diocesi di Gorizia. Il loro ingresso avverrà il 6 gennaio e la casa dipenderà direttamente dal priorato di Bologna