Bologna, scritte sui muri dell'Università (FotoSchicchi)
Bologna, scritte sui muri dell'Università (FotoSchicchi)

Bologna, 10 ottobre 2019 - Quaranta scritte, contro Erdogan e il governo turco. Sono apparse, dalla sera alla mattina, sui muri della zona universitaria, tinteggiati di fresco. A vergarle, ignoti ‘pittori’ riconducibili al collettivo Cua , che ieri pomeriggio ha rivendicato il maxi imbrattamento sulla sua pagina Facebook. Le scritte sono state vergate sui muri di via Zamboni, al Rettorato, in piazza Scaravilli e pure in piazza Aldrovandi. Soltanto un mese fa l’Università aveva preso in mano i pennelli e fatto imbiancare le pareti dove da anni troneggiavano i graffiti per le donne combattenti curde. Ora la Digos sta lavorando per identificare gli ignoti grafomani, la cui incontinenza espressiva è stata condannata anche dal prorettore agli studenti Mirko Degli Esposti .

«Quest’ateneo, nelle sue sedi, ha dato sempre spazio a qualsiasi tipo di discussione, relativa a qualunque argomento gli studenti volessero affrontare. Ma questo modo di fare è inaccettabile, sono provocazioni inutili», spiega Degli Esposti. «Saremo costretti a spendere diverse decine di migliaia di euro per ripulire di nuovo tutto – continua –. Soldi che avremmo potuto utilizzare per offrire servizi in più agli studenti. E invece qualcuno, che pensa di utilizzare in maniera privatistica questi spazi, ci costringe a un impegno di tempo e denaro per ridare dignità a questi muri».

L’università si è già messa al lavoro per individuare i responsabili : «Ci stiamo muovendo con le denunce e stiamo visionando le immagini riprese dalle nostre telecamere di sorveglianza», dice ancora il prorettore. «Questo perché – prosegue – non lasceremo in balìa del degrado questa zona. Puliremo i muri e continueremo a farlo, perché vogliamo che l’Università e quindi anche via Zamboni siano accoglienti per tutti gli studenti. Per lo stesso motivo le nostre biblioteche resteranno aperte la sera per consentire ai ragazzi di venire a studiare qui in sicurezza». Sul contenuto delle scritte, contro il governo turco e la decisione di attaccare il nord della Siria, il prorettore conclude: «Si tratta di argomenti che i ragazzi avrebbero potuto sviluppare attraverso discussioni e dibattiti, che avremmo ospitato, come abbiamo sempre fatto, negli spazi universitari. Non banalizzando la questione imbrattando soltanto muri storici».