Alle Carducci si impara a programmare dalle elementari (foto Schicchi)
Alle Carducci si impara a programmare dalle elementari (foto Schicchi)

Bologna, 22 dicembre 2017 - Olmo, l’ingegnere, programma e stampa in 3D un rastrello con cui i compagni sistemeranno i giardini pensili di Babilonia montati sul banco. Matteo, il chimico, costruisce un robot che trasporta i globuli rossi alle cellule. Caterina, the cyber-lady, due clic ed è coding: crea un fumetto animato. Il team ‘androide’ composto da Pierluigi, Emma, Sofia e Pietro interagisce con due robottini ‘vivi’, atterrati dalla Finlandia. Mentre, due banchi-isole più in là, la super equipe di Kahoot!, un’app learning game, scartabella dizionari ed enciclopedie per mettere a punto domande e risposte per il quiz di scienze.

«Che abbia inizio la magia!», esorta la parete di fondo della VC dellelementare Carducci. Ed è davvero magia in quell’aula al secondo piano di via Dante dove ciò che accade ha un nome e cognome: Maria Montessori. Già perché questa è la prima e unica classe elementare montessoriana che ha concluso il suo ciclo, arrivando in quinta (FOTO). E che ha già molte famiglie che bussano alla porta della prima in partenza a settembre.

Un metodo, quello della Montessori che, nonostante sia stato messo a punto in un’epoca senza computer, «ha già insita la dimensione digitale», spiega la maestra Cristina Venturi. Coding o programmazione, computer, Lim (lavagna multimediale), stampante in 3D, web radio, la rete, i robot, software di ogni tipologia: in VC, il digitale è strumento di lavoro. Sempre a patto di non prescindere dal metodo. «Dopo aver sperimentato nei primi due anni ciò che è concreto anche sotto forma di oggetti da toccare, in terza si passa all’astrazione». Ed è qui, alla soglia degli 8 anni («non prima») che «inizia un percorso che conduce al pensiero computazionale che è un pensiero logico», ma anche alla base del linguaggio informatico.

In termini generici, osserva la maestra, «questi bambini vengono definiti nativi digitali. Ma il loro è un approccio intuitivo, non possiedono quelle competenze proprie, per esempio, di un ambito lavorativo». Permettendogli però di sperimentare, mixare le discipline, gestirsi tempi e modi, come avviene in VC, possono sviluppare le competenze che li portano a programmare, inventare o costruire. «I bambini non devono inibire la loro curiosità né la loro volontà di fare seguendo le loro inclinazioni», ribadisce la maestra. Anche perché qui in VC, l’errore è «benvenuto perché diventa occasione per imparare».

E allora largo a Scratch, software che, con il linguaggio di programmazione a blocchi, permette di creare storie interattive, animazioni, giochi, musiche e prodotti artistici; a Lego We Do che intreccia robotica educativa e coding oppure a SketchUp, software per modellare in 3D che, giocando con le forme geometriche, permette, ad Olmo, di stampare il suo rastrello dopo aver ragionato su vuoti e pieni, rettangoli e triangoli, incasellando il tutto in sistema di assi cartesiani.

«Le tecnologie non vanno demonizzate – osserva l’insegnante –, ma va insegnato ai bambini che sono uno strumento come un altro. Perché l’aspetto fondamentale per Montessori è di formare bambini, un domani uomini, autonomi nel pensiero e nel fare; capaci di assumere le loro decisioni nel rispetto dell’altro con cui si deve cooperare».