Tutti in cerchio per parlare di filosofia (foto Schichci)
Tutti in cerchio per parlare di filosofia (foto Schichci)

Bologna, 6 aprile 2018 - Si vola alto nella VB dell’elementare Zamboni. Dove per due ore, la classe diventa un’agorà e i 22 ragazzini, filosofeggiando in un vortice di tesi-antitesi-sintesi e tante mani alzate, cercano rispose ad uno dei quesiti più vertiginosi della storia del pensiero: ‘Chi sono io?’.

Filosofi in scarpe da tennis con menti irrequiete, molto curiose e libere guidati da una triade ‘socratica’ che li facilita nel loro cammino: Sebastiano Moruzzi, ricercatore del dipartimento di Filosofia e Comunicazione; Luca Zanetti con un dottorato in filosofia in corso e Caterina Villani, un alloro in Scienze filosofiche. Mentre il novello Platone che riporta su carta il confronto, è la maestra di Italiano, Flora Sette.

Ore 14: lezione di Filosofia in vicolo Bolognetti. Nelle altre classi, italiano, matematica o ricreazione. Qui al secondo piano, dove in parete disegni con quadrati alla Mondrian raccontano emozioni, debutta FarFilò. Ovvero il progetto inventato da Moruzzi e Silvia Demozzi, ricercatrice a Scienze dell’Educazione che vede lavorare fianco a fianco filosofi e pedagogisti per aiutare i bambini a sviluppare un pensiero critico e logico. Un esperimento da cui potrebbero nascere, in ambito Alma Mater, una start up (che ha già superato una prima selezione), un master e dei corsi sulla filosofia con i bambini.

FarFilò come le riflessioni tra donne durante la filatura. Cinque gli incontri in agenda. Le regole di ingaggio dialettico sono chiarite all’inizio: alzare sempre la mano, non giudicare e non ridere se non si è d’accordo con quello che dice il cercatore di risposte della sedia accanto. Perché, osserva Alice, "criticare è dire tu non hai detto una cosa giusta, mentre invece si può non essere d’accordo". Anche perché, incalza Filippo "quando si critica si finisce per litigare ancora prima che uno finisca di parlare". O peggio, come chiarisce Margherita, "criticare vuol dire prendere in giro un compagno".

Eccolo qua il concetto filosofico dei punti di vista, ma anche del civilissimo rispetto altrui. "Esercizi importanti – chiosa Moruzzi – su cui si sono cimentati grandissimi filosofi". FarFilò oggi dipana l’identità. "Cosa significa?", chiede Moruzzi. E allora via con una "storia inventata da Thomas Hobbes". Una nave nuova di zecca parte per un lungo viaggio. Mano a mano si rompono dei pezzi sostituiti dai marinai. Ed ecco che, gessetto alla mano, Luca Zanetti e Caterina Villani mostrano una bella nave rossoblù: la vela nuova e quella vecchia; lo scafo rattoppato e l’albero maestro abbattuto da un tifone. Allora "la nave con i pezzi nuovi è uguale alla nave vecchia?", li provocano Moruzzi e Zanetti.

"Ho capito la metafora della barca: è la vita dell’uomo che invecchia", esordisce Mattia. La nave "vecchia vive nel ricordo dei marinai, non è bene confrontare il vecchio con il nuovo", osserva Margherita. "Ma non è più la stessa nave", taglia corto Amalia.
Alice si lancia in una similitudine padre-figlio. "Come il figlio non è uguale al padre, anche se ha lo stesso colore degli occhi, così è la nave nuova rispetto alla vecchia". Insomma "è altro". A tirare fuori "l’anima della barca" è Kyro perché alla fine le due hanno lo stesso nome e quindi "rimangono tali entrambe". Filippo sintetizza "è come per gli uomini: sono tutti uguali, ma anche diversi".

Agnese guarda le sue unghie con lo smalto trasparente è sottilizza "i cambiamenti sono impercettibili: li si nota solo se la persona che hai di fronte non la vedi da tanto". E’ come per il trapianto di cuore, chiude Margherita, "mentalmente non sei lo stesso, ma poi lo sei. Le cellule cambiano, ma gli uomini hanno i ricordi e grazie a quelli possono sapere se sono loro oppure no".