Sporcandosi le mani di terra si impara alle Fortuzzi (foto Schicchi)
Sporcandosi le mani di terra si impara alle Fortuzzi (foto Schicchi)

Bologna, 22 Dicembre 2017 - E’ la scuola dove i perché trovano risposta, l’elementare Fortuzzi, una ‘giovinetta’ che ha appena spento le sue prime cento candeline. Con il sogno di ristrutturare la palazzina del custode, a pezzi e transennata, per vederla rinascere come ‘aula delle idee’, a disposizione anche dei vicini bimbi della materna Degli Esposti.

Costruite dentro i Giardini Margherita, le Fortuzzi, 250 bambini accolti e formati da 26 maestri, sono entrate nella rete nazionale di Scuole all’aperto. Un ingresso con timbri e bolli del Miur, ma che, in viale Polischi, ha una tradizione stra-consolidata. Perché essere scuola all’aperto, spiegano i maestri, non è aprire la porta a vetri di cui ogni aula è pur dotata e far lezione en plein air. Implica avere «una didattica differente inserita fuori e dentro il contesto-classe e che attraversa tutte le materie: dalle scienze all’italiano». Un metodo che «stimola i bambini ad osservare e che lavora con e sulla loro curiosità per costruire, insieme e attraverso ipotesi, il sapere». E come «in natura occorre tempo per fare crescere una pianta», così alle Fortuzzi si «rispettano i tempi dei bambini» (FOTO).

E allora basta un melograno in giardino per scoprire le quattro stagioni oppure dipingere, disegnare la pianta oppure ancora inventarsi una poesia. E dal melograno al misterioso decametro quadrato, c’è meno di un passo. «Lo abbiamo costruito fuori: i bambini lo hanno misurato e ci sono andati dentro. Insomma lo hanno toccato con mano, lo hanno visto». E lo stesso vale per lo gnomone, l’ago della meridiana oppure nello scrivere ed editare il libro che racconta i cinque anni in viale Polischi: fare e avere percezione di sé.

Ecco allora l’orto dove si coltivano e si assaggiano radicchi, fragole, piselli, zucchetti e ravanelli. E dove le generazioni si incontrano. Già perché a zappettare vengono i nonni, ma anche gli ex studenti, ormai liceali. E mamme e papà? Anche loro sono stati messi sotto: insieme ai figli, hanno rimesso in sesto lo stagno.

Telone, sabbia e sassi, lo stagno delle Fortuzzi, riempito con acqua piovana, è un’aula didattica in piena regola: microalghe, canne e casa delle rane, peraltro allevate in classe fin dallo stadio di girini e poi appunto accompagnate e liberate lì. E che dire delle analisi al microscopio di quell’acqua: batteri, larve.

Alle Fortuzzi non ci sono limiti: acquario con pesci cui dar da mangiare, lombricaio in cui ospitare i vermi presi nell’orto, terracquario in cui abita una salamandra e per finire allevamento di bachi da seta. Perché qui «ci poniamo molte domande e cerchiamo sempre le risposte».