Scuola, la manifestazione a Bologna (FotoSchicchi)
Scuola, la manifestazione a Bologna (FotoSchicchi)

Bologna, 23 maggio 2020-. "Vogliamo tornare a scuola". In Piazza Maggiore rimbomba la voce dei bambini. Ma con loro sul Crescentone ci sono oltre 400 professori, genitori o rappresentati di associazioni con i cartelli in mano, uniti in un unico coro: "La didattica a distanza è antidemocratica". E ancora "viva la scuola vera".

Da inizio marzo, per l’emergenza coronavirus la sospensione della scuola ha comportato lo spostamento delle lezioni sul canale online, ma "questo va bene per l’emergenza: a settembre la scuola in presenza deve ripartire". A sostenerlo in coro sono più di 10 associazioni, fra cui Cinnica, La scuola a scuola, Flc Cgil, Legacoop, Diritto alla scuola, Cobas e Usb Scuola, unite in una prima manifestazione nazionale, con tanto di mascherine e distanziamento sociale.

"Durante questa emergenza è saltato agli occhi di tutti quanto poco contavano i bambini, quanto poco valevano i loro diritti e quanto sia facile dire loro arrangiatevi- interviene Agathe Gillet, rappresentante di Cinnica-. Chiusa la scuola, chiuso il parco, i bambini sono sempre stati guardati malissimo appena facevano un passo fuori casa". In Piazza Maggiore "vogliamo ricordare- continua Gillet- che l’accesso all’istruzione è un diritto e una priorità per il paese. Basta alla didattica a distanza: chiediamo un ritorno a scuola a settembre in sicurezza". E poi aggiunge: "L’istruzione costa, ma l’ignoranza la pagheremmo molto di più".

Su un sottofondo di applausi degli oltre 400 partecipanti alla manifestazione, interviene fra gli altri Loredana Raso, del comitato La scuola a scuola: "In questi mesi abbiamo assistito alla chiusura delle scuole, che sembrano essere l’ultima delle priorità di questo governo. La didattica a distanza è uno strumento inadeguato". Confinati da inizio marzo dietro uno schermo, "I bambini e gli adolescenti italiani stanno pagando un prezzo altissimo- continua Raso-: la didattica a distanza non è una soluzione efficace per il prossimo anno scolastico. A questo si aggiunge la titolare incertezza delle famiglie: cosa avverrà se non apriranno i centri estivi?".

Tanti i punti interrogativi sollevati nel corso della manifestazione. A dire la loro in prima persona sono proprio i più piccoli: "La didattica non è la soluzione giusta - grida al microfono Julia Gargioni, con il suo gruppo di amici -, in primis per i nostri occhi. Noi ora abbiamo parlato, ma tocca a voi agire". Con lei, tanti piccoli studenti sollevano cartelli "la didattica a distanza è antidemocratica", "viva la scuola vera", o ancora "la dad produce dispersione". Lo sguardo è a settembre. "La didattica a distanza in un momento emergenziale è stato l’unico modo per tenere un aggancio tra scuola e bambini. Ma non può durare a lungo: l’emergenza non può continuare così- interviene Susi Bagni, rappresentante di Flc Cgl Emilia Romagna-. Non è stata la risposta sufficiente per il futuro". E poi ancora: "A settembre si riapre. Ma come? Chiediamo un protocollo di sicurezza per bambini e lavoratori a scuola".

Un altro punto interrogativo, sollevato da Alberto Alberani, rappresentante di Lega Coop, sono gli asili nidi: "Siamo preoccupati, perché i nostri nidi sono chiusi da febbraio, chissà se li riapriamo a settembre". Anche per Federica Cenacchi, di Diritto alla scuola, "stiamo parlando di 1 milione e mezzo di persone trattati come se non esistessero. Come tutte le scuole sono stati chiusi anche i nidi e, ancora oggi, ci viene detto che dobbiamo rinunciare a un progetto fondamentale per la crescita dei bambini".

Il virus per la scuola "si chiama dad, che sta per didattica a distanza- conclude Luca Castrignano, rappresentante di Cobas-. Ci siamo resi conto tutti che in questi mesi abbiamo perso dei contatti, dei ragazzi, dei bambini, ci siamo resi conto della contraddizione fondamentale per cui la scuola in questa forma poneva degli ostacoli: non è più pubblica, il diritto all’istruzione o è per tutti o non è".