I carabinieri hanno condotto le indagini
I carabinieri hanno condotto le indagini
"Fino a qualche anno fa non si sentivano mai lamenti arrivare dalla casa famiglia. Poi la situazione è cambiata". Pochi metri dividevano la casa di Francesco (il nome è di fantasia) dall’ospizio degli orrori di Monteveglio. Quella casa famiglia, gestita da Aurelia Dragomir assieme alle sorelle Marchese, dove i carabinieri di Bazzano e del Nas hanno smascherato l’inferno in terra. Ieri, le quattro badanti si sono presentate davanti al gip per l’interrogatorio di garanzia. Si sono avvalse tutte della facoltà di non rispondere e nessuna ha avanzato...

"Fino a qualche anno fa non si sentivano mai lamenti arrivare dalla casa famiglia. Poi la situazione è cambiata". Pochi metri dividevano la casa di Francesco (il nome è di fantasia) dall’ospizio degli orrori di Monteveglio. Quella casa famiglia, gestita da Aurelia Dragomir assieme alle sorelle Marchese, dove i carabinieri di Bazzano e del Nas hanno smascherato l’inferno in terra. Ieri, le quattro badanti si sono presentate davanti al gip per l’interrogatorio di garanzia. Si sono avvalse tutte della facoltà di non rispondere e nessuna ha avanzato richieste.

"Alla fine dello scorso anno – racconta l’uomo – dopo che mia madre era stata molto male, ho deciso di spostarla in quella casa. Io ovviamente andavo ogni giorno a trovarla e il weekend la mamma stava da me. Questa mia presenza costante, probabilmente, le ha evitato la sorte che è capitata agli altri ospiti". Una sorte fatta di umiliazioni, maltrattamenti, urla. Quelle urla che Francesco sentiva da casa sua. "Quando si sono fatte più frequenti ho deciso di parlarne con i carabinieri della stazione di Bazzano". I militari dell’Arma già monitoravano la casa famiglia, dopo la denuncia sporta da Fabio Fornasini, figlio di Vincenzo, l’ottantaduenne arrivato in ospedale in coma, con lesioni sospette, e morto poco dopo per una polmonite trascurata.

"Il signor Vincenzo era al piano di sopra, non lo vedevo quasi mai. La Dragomir un giorno mi disse: ‘Nella casa dove stava prima lo trattavano male’. Adesso mi chiedo se lo dicesse per crearsi un alibi", dice ancora il vicino. Che racconta anche un particolare inquietante relativo al trasferimento degli anziani nell’hotel di Zocca. "È successo di punto in bianco – dice –. Una mattina la Dragomir mi fa ‘Sai, adesso vendo qui’. Le ho chiesto quando, visto che mi sarei dovuto attrezzare per trovare un’altra sistemazione per mia madre. ‘Non ti preoccupare, ho già un altro posto’, mi ha risposto. Il giorno dopo, quando sono andato a trovare la mamma, c’erano le Marchese sulla porta. Mi fanno: ‘Che vieni a fare? Tua madre è stata trasferita’. Non ci ho visto più". La donna era stata spostata in albergo, ma Francesco non era stato avvertito: "Quelle tre mi hanno detto che l’avevano portata in un appartamento a Zocca. Sono corso all’indirizzo che mi hanno dato, ma lì non c’era niente, era tutto chiuso. Così sono di nuovo tornato alla casa famiglia e le ho minacciate che avrei chiamato i carabinieri (come poi ho fatto). A quel punto mi hanno detto: ‘Ma perché sei andato lì, ti abbiamo detto che era in albergo tua madre’. Pochi giorni dopo, appena ho potuto, ho portato via da loro la mamma. Mi preme ringraziare i carabinieri di Bazzano, per quello che hanno fatto. Senza il loro impegno l’incubo di questi pensionati chissà per quanto ancora sarebbe durato".

Nicoletta Tempera