A sinistra, Giordano Nanni, agricoltore di Monte San Pietro
A sinistra, Giordano Nanni, agricoltore di Monte San Pietro

Bologna, 16 settembre 2021 - Tutto bene fino a metà giugno, poi, dopo la mietitura, è iniziato il grande secco. Da tre mesi sul territorio bolognese non si registrano piogge vere, pochissimi episodi, pochi ‘squassi’ come li definiscono gli agricoltori: brevi e sparsi, decisamente inadeguati a scalfire i dati impietosi del deficit idrico di questa estate che pare non voler mai finire. "Bene il grano, ma poi per tutto il resto è un vero disastro", chiarisce senza mezzi termini Giordano Nanni, agricoltore di Monte San Pietro e titolare di un agriturismo a cavallo del torrente Lavino, tra la Badia e Monte San Giovanni, 150 ettari di terreno ad erba medica, seminativo e vigneto.

"Coi cereali siamo andati bene, ottima annata, ma poi dopo ha smesso di piovere ed è finita male, malissimo: meno 50% l’uva, meno 40% l’erba medica, meno 50% il girasole. I costi sono sempre quelli e i raccolti si dimezzano. Così si va a fallire. Bisogna intervenire subito con sostegni e progetti di invasi capaci di trattenere e raccogliere l’acqua piovana e impianti per riuscire ad arrivare ad una irrigazione. Senza acqua non c’è vita e dai nostri politici e amministratori ci aspettiamo procedure semplici ed immediate per potere correre ai ripari, prima che sia troppo tardi", dice Nanni, sottolineando l’urgenza dei tempi.

Nell’altra vallata interrompe un attimo la vendemmia in corso Francesco Vezzalini, dell’azienda agricola Casetta Belvedere, alle porte di Savigno: "Anche da noi per l’uva si conferma una perdita di prodotto che arriva al 50% o anche più per alcune varietà. L’uva è bella ma la resa in vino è assai poca. Le piante sono in sofferenza – commenta il giovane agricoltore –: è andata meglio col seminativo, in particolare col grano Senatore Cappelli, e anche con le ciliegie. Male invece con albicocche e susine, ma in questo caso la colpa è della gelata primaverile. Questa è già di per sé una zona di scarsa piovosità, e anche con invasi e riserve d’acqua ci sarebbe un gran lavoro aggiuntivo per garantire la produzione".

In tante zone il terreno si è talmente asciutto e compattato che si sono fermate anche le operazioni di aratura e di preparazione alla semina autunnale: "Si rompono gli aratri e si fanno comunque ‘mattoni’ di terra durissima", dice un contoterzista. Non va diversamente in pianura: "E’ presto per fare un bilancio, ma anche qui la siccità ha colpito forte, le uve sono belle ma la resa è bassa, ottime dal punto di vista sanitario e buona la gradazione, ma vediamo già un bel calo", conferma Davide Stefani, presidente della cantina di Argelato, dove conferiscono le uve una settantina di soci.