La scrittrice Silvia Avallone e a destra i portici premiati dall'Unesco
La scrittrice Silvia Avallone e a destra i portici premiati dall'Unesco

Bologna 29 luglio 2021 - I portici sono speciali "guide" che prendono per mano le persone nella scoperta della città. Ma sono anche un abbraccio nell’immaginario di Silvia Avallone, scrittrice che a Bologna ha trovato da anni il suo porto. Anche lei, che guarda la città ancora con lo stupore della studentessa fuorisede, gioisce del riconoscimento Unesco.

Silvia, lei è una scrittrice innamorata di questa città, in cui ha ambientato anche alcuni dei suoi romanzi, fra cui l’ultimo, ‘Un’amicizia’. In queste ore è arrivata una notizia attesa da anni a Bologna.
"Sono felicissima, anche perché i portici sono uno di quegli elementi che mi hanno fatto innamorare ancora di più di Bologna e mi hanno fatto sentire accolta. Quello dei portici è un abbraccio: ti danno riparo, ma allo stesso tempo permettono l’incontro. Ti fanno sentire a casa, ma anche in mezzo al mondo. Trovo che abbiano un valore di legame fra le persone, di amicizia".


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Quali sono i ’suoi’ portici?
"Il portico dei Servi è il primo che mi è rimasto veramente impresso, è stata una folgorazione quando frequentavo soprattutto la zona universitaria. Era speciale anche solo darsi appuntamento lì con le mie amiche: sembrava un luogo tuo, intimo, eppure esterno, nella città".

E negli anni ci sono state altre arcate speciali?
"Più di recente ho iniziato a camminare molto, anche per pensare e farmi venire in mente nuovi progetti. Ecco, la mia passeggiata fondamentale quando ho decisioni importanti da prendere è quella lungo via Saragozza, per poi salire a San Luca. Per me quello è un cammino, percorro quei portici sapendo che sceglierò un cambiamento".

Quando è arrivata a Bologna aveva un immaginario letterario o cinematografico in mente legato ai portici?
"In realtà sono stati una sorpresa, perché non avevo mai visto una città con così tanti portici, non me l’aspettavo. Pensavo a piazza Maggiore, alle Due Torri... avevo altri simboli. In effetti sono ancora più contenta di questo riconoscimento perché può dare ancora più luce a un elemento così fondamentale del carattere di Bologna: caldo, accogliente e generoso. Per me poi queste arcate sono state anche una guida. Ti danno il senso della sicurezza, senti di poterti fidare anche se non conosci la città, perché sai che i suoi portici in qualche modo ti guideranno e ti proteggeranno".

Fra i tratti riconosciuti patrimonio dell’umanità c’è anche il ‘Treno’ della Barca. E’ una bella rivincita per le periferie, tema che le sta da sempre a cuore?
"Sono d’accordo. E soprattutto è un fatto più unico che raro. E poi per me il portico è il simbolo di qualcosa che unisce, cosa ancora più importante in un momento come questo".

I portici, soprattutto in centro, restano comunque un patrimonio da tutelare. Può essere l’occasione per i cittadini di prendersene, finalmente, più cura?
"Sicuramente è una grande occasione. In generale tutti noi dobbiamo imparare a ripensare il nostro rapporto con i luoghi, con le città, prendendocene cura. Non solo usandoli, fotografandoli o, peggio ancora, sfregiandoli, ma rendendoci conto che non abitiamo solo le nostre case, ma uno spazio comune in cui possiamo fiorire. Il calore della comunità si costruisce insieme sotto i portici, nelle strade, nelle piazze: è quello lo spazio che dobbiamo abitare per essere felici. Prendendoci cura dei portici e rendendoli più belli possiamo stringere legami sociali".

La ‘promozione’ Unesco sarà anche un modo per far conoscere di più la nostra città?
"Bologna è una città così bella, così aperta e accogliente, che merita di essere conosciuta, e non solo dagli studenti di tutta Italia. E’ una città del futuro, che promette sogni, un luogo in cui arrivi e puoi cambiare la tua vita".