Smog, in Emilia Romagna scattano i divieti (Foto Ansa)

Bologna, 2 ottobre 2018 - Partiti. Da ieri l’Emilia Romagna è la regione più ecologista d’Italia con le sue severe misure antismog che, se applicate davvero, rischiano di creare problemi a più di un quarto della popolazione automobilistica. Per migliorare la qualità dell’aria (da ieri appunto e fino al 31 marzo, dal lunedì al venerdì dalle 8,30 alle 18,30) è stato dato lo stop in 30 comuni ai diesel fino all’Euro 4, a differenza delle altre regioni del bacino padano, nelle quali ci si ferma all’Euro 3. Uno stop che fa male (solo per l’euro 4) a circa 300mila persone. Uno stop che però - hanno spiegato dalla Regione - tiene conto delle necessità quotidiane di chi ha un’auto che non potrebbe circolare. Sono esentati dal divieto, infatti, i lavoratori turnisti, chi si sposta per motivi di cura, assistenza, emergenza, chi accompagna i bimbi a scuola e chi ha un Isee annuo fino a 14mila euro. Via libera anche ai mezzi con più di tre persone a bordo, con qualunque alimentazione. Si sprecano le polemiche, anche politiche. 

E se da un lato c’è un tentativo di educare a fin di bene la popolazione, dall’altro ci si scontra anche con le difficoltà economiche di chi, magari, un’auto nuova non può comprarsela. E comunque, finiti i primi giorni di assestamento («la prima settimana non partiranno subito le sanzioni » ha detto ad esempio l’assessore alla mobilità del Comune di Bologna Irene Priolo) arriveranno davvero le multe a chi sgarra, multe che vanno 164 ai 663 euro? A naso, non ci sarà una strage. Pensate che in molte città ancora non hanno messo i cartelli con le segnaletiche. E comunque, guardando al passato, non c’è da avere paura. Un esempio: Forlì. Un anno fa, in sei mesi, i vigili urbani hanno fatto meno di dieci multe...

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Quasi 800mila vetture – tra benzina e diesel – praticamente off limits in Emilia Romagna, circa il 27% del totale del parco circolante in regione che sfiora i tre milioni di mezzi. Ma la nostra regione è al top di Italia per le auto ecologiche.

Stando dai dati ricavabili sul sito dell’Aci e riferiti al 31 dicembre 2017 (gli ultimi disponibili) sono infatti 769.623 le autovetture potenzialmente colpite dalle limitazioni al traffico scattate ieri. E’ vero infatti che il piano aria regionale riguarda soltanto 30 Comuni (quelli superiori a 30mila abitanti e quelli che cosiddetto agglomerato urbano di Bologna) e che quindi ad essere interessato direttamente è un numero ovviamente inferiore, ma è altrettanto evidente che anche chi non abita in uno di quei Comuni non potrà usare un’auto off limits se deve recarsi in una zona che invece i divieti applica. E considerando l’importanza dei flussi di traffico interprovinciali questo ha un peso notevole.

Tra l’altro il fatto che solo una fetta del territorio regionale sia interessata dalle restrizioni finisce per creare una confusione notevole per chi è obbligato a spostarsi. Per quanto riguarda l’alimentazione, la parte del leone la fanno i diesel: sono quasi 600mila a rientrare nelle categorie da Euro 0 ad Euro 4 messe la bando rispetto alle 191.131 ‘benzina’ Euro0 ed Euro 1.

La novità di quest’anno, che ha già scatenato accese polemiche e malumori, è l’estensione dei divieti anche ai diesel Euro 4 (una platea complessiva di 309.248 veicoli; 139mila limitandoci ai 30 Comuni del piano).

Anche le due ruote sono colpite: sul totale di 485.782 motocicli 129.953 sono Euro 0. Se la nostra regione - come tutta la pianura Padana - soffoca a causa dello smog, almeno si può fregiare di un primato: in termini assoluti è la regione con il maggior numero di autovetture ecologiche (Gpl, metano, elettriche e ibride): circa 530mila, seguita da Lombardia (oltre 445mila)e Veneto (350mila).

Emilia Romagna e Marche poi risultano quelle con la percentuale più alta di auto ecologiche rispetto al proprio parco complessivo: 18.8% e 18.6% rispettivamente con un incremento rispetto al 2016. Il coefficiente italiano complessivo è molto al di sotto con l’8.88%. Interessante infine il dato sull’anzianità delle nostre macchine: 2 milioni e mezzo (oltre l’88% del totale) hanno meno di 20 anni, uno dei coefficienti più elevati in Italia. Meno del 5% quelle che hanno oltre trent’anni di vita.