ENRICO BARBETTI E PIERLUIGI TROMBETTA
Cronaca

Vigile uccisa, biglietto dei genitori e del fidanzato: "Sofia, non sapevi odiare"

Il messaggio lasciato davanti al comando di Anzola Emilia. In carcere l’ex comandante: ecco cosa non torna nella versione dell’incidente

Bologna, 20 maggio 2024 – Nessuna traccia di odio, solo gratitudine per la gioia e la passione che quella vita ha lasciato nei cuori di chi l’ha avuta accanto: "Carissima Sofia, nostra unica figlia e amata compagna, dove sei ora? Dopo essere stata violentemente costretta ad abbandonare la vita che generosamente e spassionatamente amavi".

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Inizia così la toccante lettera firmata da Angela, Bruno e Stefano, i genitori e il fidanzato di Sofia Stefani, 33 anni, uccisa giovedì da un colpo di pistola al volto nel comando di polizia locale di Anzola dell’Emilia, dove aveva prestato servizio come agente con un contratto a termine. Proprio lì la famiglia ha deciso di lasciare il suo ricordo, dove tutti li possano leggere. "Sappi che l’amore da cui sei nata perdura e continua a crescere anche nella insopportabile cornice della tua scomparsa – si legge nel biglietto –. Una vita intensa ma breve la tua, capace di gioire, amare, forse disprezzare, ma non di odiare. Una vita la cui assenza, per chi l’ha intrecciata a sé, è incolmabile. Sarai sempre con noi e ti ameremo senza tempo".

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Il toccante biglietto lasciato fuori dal comando della polizia locale di Anzola Emilia dai genitori e dal fidanzato di Sofia Stefani
Il toccante biglietto lasciato fuori dal comando della polizia locale di Anzola Emilia dai genitori e dal fidanzato di Sofia Stefani

Per la morte di Sofia è rinchiuso alla Dozza l’ex collega Giampiero Gualandi, 63 anni, ufficiale ora accusato di omicidio volontario aggravato dai futili motivi e dal legame con la vittima, perché tra i due c’era stata una relazione giunta a un contrastato epilogo. Il giudice, pur non convalidando il fermo, ha disposto la custodia cautelare, non ritenendo credibile la sua versione, che riconduce la tragedia a una sfortunata fatalità: "Un incidente". Gualandi ha sostenuto di essersi trovato nel suo ufficio con la pistola perché l’aveva prelevata per pulirla, in vista di un’esercitazione al poligono. Sofia sarebbe giunta inattesa e tra i due si sarebbe scatenata una colluttazione, durante la quale la ragazza avrebbe cercato di afferrare l’arma appoggiata sul tavolo, come per colpirlo col calcio.

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In quei momenti concitati, nel tentativo di toglierle dalle mani l’oggetto, sarebbe partito il colpo che l’ha centrata al volto. Un colpo che non doveva essere inserito: da un ufficiale della sua esperienza non ci si aspetta che commetta una simile leggerezza nel maneggiare l’arma. Inoltre, l’uomo ha sostenuto di non essere stato al corrente dell’arrivo di Sofia, eppure nelle ore precedenti, stando ai primi esami dei tabulati, lei lo aveva chiamato tra le 15 e le 20 volte: l’ultima telefonata si sarebbe chiusa appena 7 minuti prima di quella fatta da Gualandi per chiamare i soccorsi. L’ufficiale ha confermato di avere avuto una relazione con l’ex collega: per lui era finita, ma lei non si sarebbe rassegnata, al punto che la moglie di Gualandi era intervenuta per convincerla a lasciarlo stare. Secondo l’ipotesi della Procura, l’uomo avrebbe atteso la ragazza in ufficio, alla scrivania, impugnando la pistola, e avrebbe fatto fuoco dal basso verso l’alto quando lei si è avvicinata. Per raccogliere elementi certi sulla dinamica, oggi il pm Stefano Dambruoso potrebbe convocare le parti per conferire gli incarichi per le perizie, autoptica, balistica e l’esame dei cellulari. In settimana il difensore di Gualandi, avvocato Claudio Benenati, presenterà istanza al Tribunale del Riesame per ottenere la scarcerazione del suo assistito, riaffermando la versione dell’incidente.

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