Bologna, 18 luglio 2015 - Afa, caldo, solitudine. La signora Rosa, 92 anni, non ha figli. Ammette di non avere mangiato. Non ce la fa ad accendere i fornelli: troppo caldo. Non ricorda neppure quanta acqua ha bevuto, e in casa non ha condizionatore né ventilatore. Ha risposto al telefono, ma alterna lunghi momenti di silenzio a frasi confuse. Così dall’altra parte della cornetta il volontario – uno degli undici che nei giorni dell’emergenza caldo prestano servizio gratuito al Cup 2000 – mette Rosa in contatto con un’infermiera. Sarà l’Ausl a decidere se andare a visitarla di persona, e molto spesso lo fa.

In ogni caso, a partire da quel momento, Rosa è entrata a far parte del servizio e-Care. Dura tutto l’anno e consiste in un tele-monitoraggio a distanza: il personale del Cup contatta l’assistito ogni 7-10 giorni, ad un orario prefissato, per sapere come sta, capire se ha bisogno di qualcosa, e in quel caso attivare per lui un servizio a domicilio: fare la spesa, aiutarlo a lavarsi in casa, a cucinare, portargli i medicinali, accompagnarlo a una visita sanitaria. In alcuni casi l’obiettivo è sociale: tenere compagnia, ascoltare i problemi, dare consigli, in questi giorni soprattutto su come difendersi dal caldo. «Quest’anno, dal 15 giugno a oggi – spiega Donatella Nardelli, responsabile del progetto e-Care di Cup 2000, attivo dal 2005 – abbiamo effettuato 3.175 telefonate, accolto 30 nuovi assistiti e attivato circa 200 servizi. Tra questi: 20 accompagnamenti presso i centri sociali comunali climatizzati, 7 consegne di farmaci, 2 consegne di spesa, 25 passeggiate e 5 accompagnamenti a visita sanitaria».

A questa attività, nei giorni di gran calura, si aggiunge il progetto Mais, portato avanti dai volontari di Croce Rossa, Auser o Anteas. Come Loris Baraldi, pensionato, che da quando è partita l’allerta arriva ogni mattina al Cup, mette le sue cuffiette, e telefona a uno dei 2450 ‘utenti fragili’ segnalati dal Comune. Si tratta di ultrasettantenni, persone sole o con familiari lontani, ammalati cronici. Ne hanno già contattati oltre mille. «Specifichiamo che chiamiamo per conto del Comune e che il servizio è gratuito, come spiegato in una lettera che dovrebbero avere ricevuto», ricorda Loris –. Le reazioni? «Qualcuno ti manda a quel paese – ride il volontario –, e per noi è un buon segno, perché vuol dire che sta bene». In 363 finora sono usciti dal servizio perché con loro c’è un parente o una badante. In quattro erano effettivamente soli e sono stati presi in carico dal Cup.

Poi c'è chi telefona spontaneamente al numero verde per l’emergenza caldo: 800 562110, è attivo fino al 15 settembre, dalle 8,30 alle 18, e al sabato dalle 8,30 alle 13. Il telefono è squillato 400 volte finora. Centocinquanta i servizi di assistenza attivati, sintomo di un bisogno reale. La telefonata tra l’operatrice e l’assistito, in molti casi diventerà un appuntamento fisso. Agnese, per esempio, 93 anni e un figlio all’estero, la riceve ogni dieci giorni. Ieri il telefono ha squillato tre volte: «Signora Agnese, buongiorno, sono Katia. Come sta oggi? Bene. Ha mangiato? Si ricordi di bere molto. Quanto? No, Agnese, due bicchieri d’acqua al giorno sono pochi. Deve sforzarsi, è importante. Ce l’ha il ventilatore?». Agnese ce l’ha, ma in questi giorni non basta. Katia allora prende un appuntamento per lei: il giorno dopo qualcuno andrà a prendere l’Agnese per portarla qualche ora in un centro sociale, climatizzato». Per star freschi, e soprattutto in compagnia. E-care, a ben guardare, in inglese vuol dire ‘prendersi cura’.