Una foto di scena dello spettacolo ‘Fa’afafine’
Una foto di scena dello spettacolo ‘Fa’afafine’

Castello D’Argile, 31 gennaio 2017 - C’è uno spettacolo teatrale che da venti giorni sta creando non poche fibrillazioni fra genitori, scuole e partiti politici. Si intitola «Fa’afafine. Mi chiamo Alex e sono un dinosauro» e andrà scena stamattina, alle 9,30, al teatro comunale di Castello d’Argile. Il protagonista è un bambino di 8 anni che un giorno si sente maschio e un giorno femmina e si innamora di un amico. Un bambino gender fluid, o arcobaleno, così li chiamano in italiano, cioè che non si riconosce completamente nella sua identità biologica. Allo spettacolo interverranno alunni di elementari e medie di due Comuni, San Pietro e San Giorgio. Prima di entrare a teatro, gli studenti troveranno fuori dall’edificio gli esponenti di estrema destra dell’associazione Evita Peron guidati da Selene Ticchi, che protesteranno con striscioni e cartelli. A controllare che non succeda nulla ci saranno i carabinieri della stazione locale chiamati dal sindaco Michele Giovannini. «Abbiamo preparato l’immagine di due dinosauri con al centro un uovo e alcune scritte come ‘tuteliamo i nostri bambini’», spiega la Ticchi.

La stessa esponente dell’associazione Evita Peron spiega i motivi del flash mob: «Riteniamo che questo spettacolo non sia idoneo ai bambini delle scuole elementari, in quanto non ancora capaci di scindere la sessualità ed in particolar modo il genere. Crediamo che, il non aver messo al corrente i genitori di aver inserito nel piano dell’offerta formativa e quindi come programma formativo per i loro figli la cosiddetta teoria gender, sia una grave mancanza di responsabilità. Sarebbe stato ben diverso se la programmazione si fosse svolta la sera ed i minori fossero stati accompagnati dai genitori che, in questo caso, sono consapevoli. C’è chi vuole distruggere l’ordine naturale delle cose plasmando le giovani menti dei nostri bambini».

L’esponente di Rete Civica e sindaco di San Benedetto Val di Sambro, Alessandro Santoni, presenterà invece un’interrogazione alla Città Metropolitana: «Lo spettacolo di genere non è previsto nell’offerta formativa delle scuole e quindi deve restarne fuori».

Del resto, l’associazione Evita Peron l’altro ieri ha protestato anche a Ravenna dove è andato in scena lo stesso spettacolo. Queste manifestazioni contrarie all’evento non sono le uniche: in tutta Italia ovunque fa tappa questa rappresentazione solleva un vespaio di polemiche. Nei giorni scorsi la preside di San Pietro aveva chiesto per pura precauzione un presidio dei carabinieri temendo un intervento dell’estrema destra a un consiglio d’istituto convocato proprio per fare chiarezza sullo spettacolo. E alla comunità scolastica arriva la solidarietà dei sindaci dell’Unione che, compatti, invitano a «difendere l’autonomia scolastica e le scelte condivise nel patto educativo tra docenti e famiglie».

«Riteniamo che affrontare il tema delle differenze di genere a scuola sia un’opportunità di crescita dei bambini e della loro consapevolezza di vivere in un mondo in cui ognuno è diverso dall’altro – sottolineano i sindaci –. Accettare ciascuno per quel che è, non nascondere la diversità, creare pari opportunità per i futuri cittadini uomini e donne: questi devono essere gli obiettivi di una comunità».