Francesca Mambro e Valerio Fioravanti (Foto Ansa)
Francesca Mambro e Valerio Fioravanti (Foto Ansa)

Bologna, 3 marzo 2015 - La libertà condizionale, ovvero la sospensione della pena detentiva, concessa a Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, condannati per la strage alla stazione di Bologna, è regolare. Il Governo, per bocca di Cosimo Maria Ferri, sottosegretario alla Giustizia, ha respinto oggi obiezioni, dubbi ed eccezioni sollevate da Paolo Bolognesi, deputato Pd e presidente dell’associazione dei parenti delle vittime della strage: a parer suo non c’erano i presupposti di legge per concedere quel beneficio. E invece è tutto in regola, gli ha risposto oggi alla Camera il sottosegretario, escludendo anche che serva mandare ispettori del ministero a verificare eventuali irregolarità.

Il Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria e l’ispettorato generale del ministero, ha detto, “hanno evidenziato la mancanza di elementi dai quali desumere che i provvedimenti assunti dal Tribunale di sorveglianza di Roma siano stati adottati in violazione di norme procedimentali o sostanziali o per altre ragioni rilevanti in sede disciplinare; non si ritiene pertanto necessario avviare ulteriori attività ispettive al riguardo”.

Il fatto che Mambro e Fioravanti avessero contatti con altri ex Nar come loro come Gennaro Mokbel (o altri) coinvolti nell’inchiesta di ‘Mafia capitale’, non porta automaticamente lo stop al beneficio. La liberta’ condizionale (“Un vero e proprio diritto e non una graziosa concessione né una non giustificabile rinuncia dello Stato all’ulteriore esecuzione della pena detentiva inflitta con la sentenza di condanna”, ha precisato Ferri), si concede con determinati requisiti, e nel caso di Mambro e Fioravanti si è accertato che c’erano. Ad ogni modo, ha aggiunto, nella sua autonomia il Tribunale di sorveglianza potra’ valutare gli esiti di ‘Mafia capitale’ e assumere decisioni.

Per ottenere la libertà condizionale dopo la condanna all’ergastolo, bisogna aver scontato almeno 26 anni della pena inflitta e avere avuto un comportamento che faccia “ritenere sicuro” il ravvedimento, la “vera condicio sine qua non per la concessione del beneficio”. Tocca all’autorità penitenziaria certificare “una condotta assolutamente incensurabile” e a un giudice valutare “l’evoluzione psicologica e culturale del condannato rispetto al crimine commesso” soprattutto se ha maturato “una consapevolezza della gravita’ del danno procurato alle vittime”. Va anche escluso il rischio di nuove condotte criminali. Peraltro, il ravvedimento, “pur certo” non per forza dev’essere “anche perenne e assoluto, tanto da costituire una vera e propria garanzia del reinserimento sociale”. Infatti il beneficio puo’ essere revocato. Ebbene, rispetto a tutto questo, la Digos di Roma ha escluso che Fioravanti e Mambro abbiano “collegamenti attuali con la criminalità organizzata od eversiva”; entrambi hanno scontato 26 anni e per entrambi l’ok alla “liberazione condizionale” segnò la fine di un percorso “connotato da esiti positivi, che aveva gia’ condotto alla concessione di benefici sempre crescenti”, ricorda Ferri.

Per Fioravanti permessi premio nel 1998 e nel 1999 l’ammissione al lavoro esterno al carcere, poi nel 2001 la semiliberta’. Percorso analogo per Mambro. Per il Tribunale di sorveglianza di Roma, per entrambi “l’esistenza di un sicuro ravvedimento venne dedotta ‘sulla base degli esiti della lunga osservazione della rispettiva personalita’, attestati nelle relazioni degli operatori, in cui si evidenziavano l’avvenuta maturazione di un genuino processo di rielaborazione critica delle scelte criminali del passato e il definitivo ripudio dei disvalori ad esse sottese, accompagnato da angoscioso senso di colpa per le vittime”. Ferri cita anche i “rapporti personali ed epistolari” di Fioravanti con i familiari di alcune delle vittime (“in qualche caso sfociati in una riconciliazione”) e quelli “vanamente” tentati con i parenti delle persone uccise nella strage di Bologna, “di cui peraltro i due condannati si sono sempre dichiarati innocenti”.

Di Mambro viene ricordato che “si era proficuamente dedicata ad attività di volontariato, ritenuta indice di sicura volonta’ di ristoro simbolico, essendosi occupata di minori abbandonati o ristretti a Casal di Marmo”. Al tempo stesso, ha precisato poi il sottosegretario, non è stata attribuita “alcuna valenza negativa al mancato adempimento delle obbligazioni risarcitorie nascenti dai delitti loro attribuiti, in quanto direttamente derivante dalla sostanziale incapacità economica dei due condannati”. Prima di passare al tema dei legami con Mokbel, Ferri ricorda che comunque “va rilevato che le decisioni in ordine al ravvedimento dei condannati attengono al merito dei procedimenti di concessione della liberazione condizionale e sono, come tali, rimessi all’autonoma valutazione del giudice”. Ma appunto, per il Governo non ci sono estremi per mandare ispettori a verificare se il Tribunale poteva o no concedere il beneficio. Quanto, infine, a ‘Mafia capitale’ sono effettivamente emersi contatti diretti di Mokbel e di sua moglie con Mambro e Fioravanti, ma “il contenuto di tali conversazioni è stato ritenuto, anche dal Gip, in sede di ordinanza cautelare, non penalmente rilevante”; e anche i dialoghi sull’aiuto economico a Mambro e Fioravanti erano talmente generici da non richiedere ulteriori indagini.