Strage 2 agosto Bologna
Strage 2 agosto Bologna

Bologna, 11 febbraio 2020 - La Procura generale di Bologna ha chiuso, notificando quattro avvisi di fine indagine, la nuova inchiesta sulla Strage del 2 agosto 1980.

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Tra i destinatari, Paolo Bellini, ex Avanguardia Nazionale, ritenuto esecutore che avrebbe agito in concorso con Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D'Amato e Mario Tedeschi, questi quattro tutti deceduti e ritenuti mandanti, finanziatori o organizzatori, oltre che i concorso con i Nar già condannati. Altri tre avvisi riguardano ipotesi di depistaggio e falsità ai pm. 

Flussi di denaro per 5 milioni di dollari movimentati e, attraverso varie e complesse operazioni, partiti sostanzialmente da conti riconducibili a Licio Gelli e Umberto Ortolani e alla fine destinati, indirettamente, al gruppo dei Nar e a coloro che sono indicati come organizzatori, Federico Umberto D'Amato e Mario Tedeschi. 

Il giro di denaro è stato ricostruito dall'indagine della Guardia di Finanza di Bologna, nell'ambito dell'inchiesta della Procura generale sulla Strage del 2 agosto 1980.

L'esito delle indagini della Procura generale che accusa come mandanti per la Strage del 2 agosto 1980 i vertici della P2, Licio Gelli e Umberto Ortolani "è nella direzione dei documenti che avevamo predisposto noi per la Procura. Il problema è che sono passati 40 anni, forse se ne potevano risparmiare 10-15".

È il commento di Paolo Bolognesi, presidente dell'associazione dei familiari delle vittime. "Ora speriamo che si possa mettere le mani sui mandanti fino
in fondo. Bisognerà leggere i documenti, valutare, vedere e questo sarà compito degli avvocati. Mi fa piacere che possa avere efficacia la legge sul depistaggio che ho voluto quando ero in Parlamento", conclude Bolognesi. 

"Nel futuro processo per accertare le responsabilità individuate dai magistrati della Procura generale, il Comune di Bologna si costituirà, come sempre, parte civile". Lo dichiara il sindaco Virginio Merola dopo l'invio degli avvisi di fine indagine. "Ringrazio l'associazione dei familiari delle vittime - continua Merola - per l'incessante impegno che è stato d'impulso a questa inchiesta sui mandanti. Nonostante l'amarezza per i quarant'anni che sono passati, la ricerca della verità è sempre attuale".

Domenico Catracchia, amministratore di condominio di immobili in via Gradoli a Roma, avrebbe detto il falso negando di aver dato in affitto un appartamento nella strada romana, tra il settembre e il novembre 1981. Inoltre, secondo la Procura generale di Bologna che gli ha inviato un avviso di fine indagine nell'ambito delle indagini sulla Strage del 2 agosto, per false dichiarazioni al pm, sarebbe stato reticente, rifiutandosi di spiegare modalità e
ragioni per cui Vincenzo Parisi, funzionario di pubblica sicurezza e poi direttore del Sisde, "si serviva di tutta l'agenzia" dello stesso Catracchia e, comunque, non avrebbe spiegato la circostanza, emersa in un'intercettazione ambientale, per cui Parisi si avvaleva dei suoi servizi per l'attività immobiliare.

Via Gradoli, la strada romana già famosa per il covo delle Br nel sequestro di Aldo Moro nel 1978, è emersa recentemente anche nel processo a Gilberto Cavallini, concluso con l'ergastolo, grazie ad alcuni documenti prodotti dalle parti civili. Nella stessa via, infatti, anche i Nar avevano due covi, nel 1981. E gli appartamenti in uso ai terroristi di estrema destra, così come quello delle Br, erano riconducibili a società immobiliari e a personaggi legati ai 'Servizi segreti deviati', in particolare al Sisde.

Proprio Catracchia sarebbe stato l'amministratore dell'immobile dove si nascondevano le Br oltre che amministratore della società proprietaria dello
stabile. E il suo nome ritornò quando furono individuati i covi Nar, a lui riconsegnati in quanto titolare, di nuovo, dell'immobiliare di riferimento.