Bologna, 9 gennaio 2020 - La strage di Bologna fu di matrice fascista. "Ma portata a termine da Nar con inquietanti collegamenti con apparati dello Stato deviati". Un nuovo punto fermo esce dalla sentenza (FOTO) emessa oggi dalla Corte d'Assise di Bologna - presieduta dal giudice Michele Leoni - dopo 6 ore e mezza di camera di consiglio. L'ex Nar Gilberto Cavallini è colpevole del reato di concorso in strage per la bomba esplosa il 2 agosto 1980 in stazione a Bologna e quindi viene condannato all'ergastolo. Per quella stessa strage, che provocò 85 morti e oltre 200 feriti, sono già stati condannati in via definitiva Francesca Mambro, Valerio Fioravanti e Luigi Ciavardini (ergastolo ai primi due, trent'anni per il terzo). 

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Ma dalla stessa sentenza escono anche tanti punti interrogativi sui mandanti e sui rapporti dei Nar con apparati dello Stato deviati, come sottolineano gli stessi familiari delle vittime. I pm Enrico Cieri, Antonella Scandellari e Antonello Gustapane avevano chiesto proprio l'ergastolo per Cavallini: "Se doveste ritenere che Cavallini - hanno spiegato i magistrati rivolgendosi alla Corte - abbia semplicemente offerto ai tre condannati in via definitiva solo un passaggio fino a Bologna, mentre lui si dedicava ad altro, quantomeno dovreste ritenere il contributo di aver offerto una base logistica e documenti contraffatti, in tutti i casi si tratta di una condotta di partecipazione colpevole alla strage, che lo deve far ritenere responsabile". La bomba alla stazione di Bologna ha causato 85 morti e oltre 200 feriti.

Cavallini, invece, si è professato innocente. L'ex Nar, 76 anni, è stato condannato a otto ergastoli e attualmente detenuto a Terni in regime di semilibertà. Poco prima della sentenza ha dichiarato (video): "Sono in carcere dal 12 settembre 1983, da 37, 38 anni.... Ho perso il conto. Anni di galera che mi sono meritato e che non li contesto. Li ho scontati tutti - ha spiegato - e sono pronto a scontarne altri, la cosa non mi piace ma la accetto. Credo comunque di aver fatto cose per le quali queste condanne siano meritate. Quello che non accetto è dover pagare per quello che non ho fatto, non tanto e non solo in termini carcerari ma anche di immagine. E di credibilità. Noi, e mi riferisco anche ai miei compagni di gruppo, tutto quello che abbiamo fatto, lo abbiamo fatto alla luce del sole, a viso scoperto; lo abbiamo rivendicato e pagato”.

Gilberto Cavallini non era in aula al momento della sentenza. L'ex Nar alle 15.05 è tornato a Terni, dove è detenuto in regime di semilibertà. Erano presenti invece una trentina di familiari delle vittime, tra i banchi del pubblico, che hanno accolto il verdetto in maniera composta, con evidente soddisfazione. Il dibattimento contro Cavallini è iniziato due anni fa.

Per l'ex Nar è stata anche disposta una provvisionale immediatamente esecutiva di 100mila euro in favore delle parti civili che hanno perso un parente di primo grado o il coniuge; di 50mila euro in favore delle parti civili che hanno perso un parente di secondo grado o un affine di primo o secondo; di 30mila euro in favore delle parti civili che hanno perso un parente o un affine di grado ulteriore; di 15mila euro in favore di ogni parte civile che abbia riportato lesioni in proprio e di 10mila euro in favore di ogni parte civile che abbia un parente che ha riportato lesioni.

I commenti

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"La sentenza non cancella gli 85 morti e i 200 feriti, ma rende giustizia a noi familiari delle vittime che abbiamo sempre avuto la costanza di insistere su questi processi", è il primo commento dei familiari delle vittime, per voce della vicepresidente Anna Pizzirani (video) assieme all'avvocato delle parti civili Andrea Speranzoni e al presidente dell'associazione Paolo Bolognesi. La difesa Cavallini aveva detto che 40 anni dopo è inumano condannare una persona: "No, non è inumano, perché hanno condannato anche quelli della Shoah dopo 70 anni, non vedo perché debba essere inumano. È una giustizia che viene fatta ai familiari delle vittime, per la nostra perseveranza. E, se le carte processuali lette, rilette esaminate da questa Corte hanno stabilito così è una sentenza corretta".

Poi l'affondo: "Questo processo ha condannato il quarto Nar alla pena dell'ergastolo, in questa strage fascista e, aggiungiamo, con inquietanti collegamenti con apparati dello Stato deviati, il cui ruolo in questa istruttoria ha iniziato a emergere. C'è da due anni un'indagine sul tema dei mandanti davanti alla Procura generale. In questo dibattimento - puntualizza il legale di parte civile che rappresenta l'associazione dei famigliari delle vittime - è emerso che Cavallini aveva dei numeri di telefono di una struttura di intelligence, è emerso un covo dei Nar a Roma in via Gradoli, in un luogo noto per altre vicende di terrorismo, sono emersi molti punti contatto di Cavallini in particolare, e dei Nar, con apparati deviati dello Stato". Quindi, "questa sentenza di condanna alla pena dell'ergastolo, riteniamo, recepirà anche questi accertamenti che l'istruttoria ha consentito di fare e che ci mostrano non più dei Nar spontaneisti, ma dei Nar collegati con apparti dello Stato".

Soddisfatta anche la procura che ha visto confermato l'impianto accusatorio: "A nome della Procura esprimo la piena soddisfazione per la condanna inflitta a Cavallini. È un riconoscimento agli sforzi compiuti in questi anni", ha detto il pm Antonello Gustapane, che con i colleghi Antonella Scandellari e Enrico Cieri ha condotto l'accusa.

"Non so se è giusto arrabbiarsi ancora ma sicuro è giustissimo urlarlo. Nessuno di noi era a Bologna", ribadisce Cavallini sui social. "Grazie a quei pochi che hanno saputo in questi lunghi mesi mettere in risalto le contraddizioni emerse da questo processo, non è stato sufficiente ma grazie a chi ne ha avuto il coraggio".

"La condanna per Gilberto Cavallini conferma ancora una volta la matrice neofascista della strage del 2 agosto 1980. E aggiunge un altro importante tassello verso la verità che sarà piena quando saranno individuati anche i mandanti. Questo risultato è dovuto all'impegno tenace dei familiari delle vittime, sempre accompagnato dalle istituzioni come parte civile", è il commento del sindaco di Bolognsa, Virginio Merola.