Bologna, 16 maggio 2018 - "Non voleva essere un'offesa né annullare l'importanza di un processo che resta più che legittimo, anche se ne contestiamo la sentenza, ma resta il fatto che molti familiari e amici di accusati hanno subito danni irreparabili". Luigi Ciavardini è tornato così, davanti alla Corte di assise di Bologna, su quanto da lui stesso dichiarato una settimana fa, quando disse di sentirsi l'86esima vittima della Strage della stazione di Bologna del 2 agosto 1980, che causò 85 morti e 200 feriti. Condannato in via definitiva con Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, l'ex Nar è ora testimone nel processo a Gilberto Cavallini, accusato a 38 anni dai fatti di concorso in strage e continua a professarsi innocente.

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"Rifiuto di pentirmi di qualche cosa che non è in alcun modo riconducibile a me", ha spiegato Ciavardini, che sostiene anche come "questo processo abbia creato una condizione per cui nessun grado di giudizio ha permesso di analizzare le cose come stavano, almeno secondo la nostra difesa». All'epoca, ha detto, «ero giovane e abbastanza inesperto per la lotta armata, oggi credo sia giusto ammetterlo", e fu "avventuroso quando dopo il 2 agosto mi sono permesso di uscire di casa, ma questa non può essere considerata prova di colpevolezza o di far parte di una banda che ha commesso uno dei reati più gravi di questa storia. Chi ha commesso quell'atto è una m...", ha ribadito l'ex Nar, rifiutandosi di esporre il proprio pensiero su quelli che riterrebbe essere i veri colpevoli.

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Prima delle parole di Ciavardini, a margine dell'udienza del processo Cavallini di questa mattina, erano arrivate quelle, sdegnate, del presidente dell'associazione dei familiari delle vittime della strage, Paolo Bolognesi (VIDEO), che aveva ribadito quanto le dichiarazioni alla stampa dell'ex Nar sulla propria condizione di vittima fossero "battute a sensazione, frutto di un'operazione cialtronesca". Sulla testimonianza resa ai giudici da Ciavardini, invece, Bolognesi ha sottolineato come "noi, con la digitalizzazione dei documenti, abbiamo avuto la possibilita' di scandagliare tutte le risposte che il soggetto ha dato in vari altri processi e, se non affronterà di persona determinati argomenti, noi depositeremo atti che comunque lo inchiodano con quello che ha detto in altre sedi". Anche secondo Bolognesi, dunque, Ciavardini rischia "di essere inchiodato per reticenza e non aver detto la verita'". 

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