Bologna, 2 agosto 2020 - Il dolore di questi quarant'anni dalla strage di Bologna è ancora lì, sospeso, negli occhi di chi c'è. Di chi può raccontare ancora quel giorno, ma anche di chi, quel 2 agosto 1980 ha perso la madre o il padre. O un figlio. L'incontro con i famigliari delle vittime è alle 9, nel cortile d'onore di palazzo d'Accursio. Ci sono il presidente dell'associazione dei famigliari delle vittime della strage del 2 agosto, Paolo Bolognesi, il sindaco Virginio Merola, la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati e il viceministro dell'Interno Vito Crimi.

Sono passati 40 anni dalla bomba alla stazione di Bologna e per la prima volta, causa Covid, la cerimonia si è tenuta in piazza Maggiore, con collegamento streaming tramite megaschermo, alla stazione. Circa duemila le persone presenti alla cerimonia, mille prenotate, e altre al di là delle transenne con le mascherine, per sentire, sebbene da lontano, rimbombare le parole che ha ricordato l'altro giorno nella sua visita il presidente della Repubblica Sergio Mattarella 'dolore, ricordo, verità'.

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Nel cortile di palazzo d'Accursio e anche, dopo, sul palco sul Crescentone sono parole che ritornano. Bolognesi spiega che il processo sui mandanti dell'attentato di 40 anni fa "non sarà facile, ma può veramente cambiare la storia d'Italia". "Basta segreti, è tempo di aprire i fascicoli", dice la Casellati dal palco (video).

E poco prima, parlando con alcuni famigliari delle vittime, ha spiegato che "essere qua, insieme a voi oggi è una forte emozione. So che tante parole non servono, il tempo per il dolore non è certamente galantuomo. Voglio essere qui per raccontare come racconterò in piazza fatti concreti. Ormai di parole, dopo 40 anni, siamo tutti saturi".

"Dopo 40 anni si può solo chiedere scusa per non aver ancora portato le necessarie risposte", così Vito Crimi (video), viceministro degli Interni, si rivolge ai famigliari delle vittime durante la commemorazione.

Il sindaco Merola lo ripete: "Sono stati fatti passi avanti. Libertà, avanti insieme".

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Bolognesi (video), però, va oltre. E critica la direttiva Renzi. "Mancano documenti, non c'è stata la volontà politica di applicarla. E' stato solo uno specchio per le allodole per accontentare i famigliari delle vittime".

Il pubblico applaude. E si alza in piedi in una standing ovation che dice tanto, tantissimo. I mille sul Crescentone battono le mani per tre minuti. Accade anche dopo, alle 10.25, quando risuonano in piazza i tre fischi del treno in collegamento streaming con la stazione. Un minuto di silenzio, composto, per le 85 vittime e i 200 feriti della strage. Vengono letti i nomi, uno a uno, di chi quel giorno, ci ha lasciato per colpa di una bomba infame. 

A questo punto ci sarebbe stato il corteo, ma per la prima volta, per le norme di sicurezza, non si è fatto. 

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Alla stazione c'erano comunque parecchi cittadini e da piazza Maggiore hanno sfilato (non autorizzati) gli antagonisti (tra cui centri sociali, sgb, Cobas, Potere al popolo, anarchici). Il corteo, di circa 250 persone, al grido di 'Resistenza, resistenza' è stato comunque pacifico. La deposizione delle corone in piazza Medaglie d'Oro con il sindaco Merola, la Casellati e Crimi c'è stata  attorno alle 11.15.

Subito dopo, la presidente del Senato e Bolognesi hanno scoperto la targa che intitola la stazione alle vittime del 2 agosto. In piazza è scattato l'applauso. "Dobbiamo essere all'altezza delle nostra storia", ha ricordato Merola durante la cerimonia. Ne sono convinti i famigliari delle vittime che passano accanto al bus 37 in piazza Maggiore. "Siamo a buon punto per arrivare alla verità", dice qualcuno. "Ma ci sono ancora troppi dubbi. Troppe cose oscure. E sono passati 40 anni", si lamenta qualcun altro.

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In mattinata, sebbene con altre parole, l'aveva detto anche il premier Giuseppe Conte, in un tweet: "40 anni dalla strage di Bologna. Siamo al fianco dei familiari, di chi crede nello Stato, dei magistrati impegnati a squarciare definitivamente il  velo che ci separa dalla verità. Lo dobbiamo alle 85 vittime innocenti, lo dobbiamo a noi stessi". 

Nel pomeriggio vanno in scena altre due manifestazione: da una parte i cosiddetti 'revisionisti' a Porta Saragozza; dall'altra gli antifascisti in piazza Carducci.