Bologna, 3 agosto 2021 - La memoria di quello che è successo passa attraverso le persone che quel giorno, il 2 agosto 1980, c’erano, o che in quella tragica mattina hanno perso un genitore, un nonno, un figlio. E di generazione in generazione, la lotta per ottenere giustizia si alimenta del ricordo di questi cittadini, che ogni anno partecipano al corteo da palazzo d’Accursio fino alla stazione.

Corteo e commemorazione per la strage del 2 agosto 1980

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Dopo un 2020 con una cerimonia ridotta all’osso, i parenti delle vittime sono tornati a far sentire la propria voce in compagnia di migliaia di persone. "Ho sentito il discorso della ministra della Giustizia – racconta Giovanni Zini – e per la prima volta faccio i complimenti alle istituzioni, perché tutte le parole che ha detto sono state pesate. Ha riconosciuto l’importanza dell’associazione tra i famigliari delle vittime e ha capito che senza di questa il processo non sarebbe andato avanti. Sono riuscito a parlare con lei e raccontarle la mia storia: io e mio figlio siamo stati feriti dall’esplosione, ma già la sera stessa ho prestato soccorso come come volontario. La Cartabia mi ha abbracciato e alla fine non ho potuto fare altro che rinnovarle i miei complimenti".

Alla cerimonia erano presenti anche diversi giovani, consapevoli che la staffetta della memoria passa il testimone a loro: "È importante ricordare – spiega Benedetta Lambertini – affinché non si ripeta ciò che è successo. Quel giorno si è portato via mia nonna, così ora accompagno sempre mio padre al corteo, per stargli vicino il più possibile. Fare questo percorso ogni anno permette di rendere più consapevole tutta la cittadinanza, sottolineando l’impatto che questa strage ha avuto su Bologna e su tutta Italia". C’è poi chi, pur salvandosi, per colpa di quella bomba ha perso molto: "Mio padre rimase gravemente ferito a 19 anni – è il racconto di Nicola Braccia –. Lavorava nella polizia e stava aspettando un treno nella sala d’aspetto. Dopo l’esplosione si ritrovò sotto al treno del primo binario, fu salvato e portato fuori dai soccorritori, ma cadde in coma. Si svegliò un paio di settimane dopo e dovette subire 25 interventi, rimanendo invalido all’80%. Fortunatamente sembra che il processo per avere finalmente giustizia sia a punto di svolta, ripongo la mia fiducia nelle istituzioni".

Lo scopo principale della manifestazione è sollecitare il governo a dare delle risposte. Marco Tamagnini, che nella strage ha perso sua suocera e suo cognato, si chiede se la ministra della Giustizia manterrà la parola data: "Lo spero perché sono passate dieci legislature e 31 governi, ma c’è ancora il segreto di Stato e non vengono a galla i nomi dei mandanti. Mio cognato era anche un mio grande amico e ha lasciato una bambina di quattro anni, cresciuta nel ricordo della strage". Sono passati 41 anni ma i parenti delle vittime, non solo bolognesi, partecipano sempre con lo stesso ardore al corteo: "Sono arrivata qui da Asti per mio zio, unica vittima della mia città – afferma Cinzia Festini, che non manca l’importante appuntamento –. Ancora non abbiamo ottenuto pienamente giustizia. Vogliamo sapere chi ha deciso questa strage. A tanti di noi è stato tolto un pezzo di vita ed è per questo che noi non molleremo".