Il tetto massimo degli stranieri in classe sarebbe il 30%
Il tetto massimo degli stranieri in classe sarebbe il 30%

Bologna, 17 ottobre 2017 - Materna statale Gualandi: su 20 bambini, 7 sono italiani, 10 hanno passaporti di tutti i colori e 3 hanno un cognome straniero, ma sono cittadini italiani. «Il confronto e la contaminazione reciproca con la cultura italiana, in tale contesto, diventano quasi impossibili. Senza contare i disagi che ne scaturiscono per i pochi italiani in classe perché parliamo per la quasi totalità di bambini stranieri che hanno difficoltà con la lingua italiana».

A scrivere queste parole che «non vogliono essere discriminatorie, ma uno spunto di riflessione per interventi concreti» a sostegno dell’integrazione dei bambini migranti nelle scuole, è mamma A.F. che, preoccupata, ha inviato una mail di sos al vicesindaco con delega alla Scuola, Marilena Pillati. Il figlio di A.F. frequenta la materna di via Beroaldo che fa parte dell’istituto comprensivo 10 di viale Aldo Moro al pari della materna Gioannetti nell’omonima via, citata nella mail.

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«Leggo spesso dell’impegno profuso nello sviluppare un sistema scolastico fondato sull’accoglienza e che possa garantire a tutti i bambini stranieri il diritto all’istruzione. Tutto ciò è ammirevole, ma accoglienza è sempre sinonimo di integrazione – si chiede la mamma –? Forse no». Certo abitare al San Donato, quartiere «con un elevato tasso di stranieri», fa sì che «situazioni del genere siano inevitabili».

Vero che esiste la possibilità della deroga al tetto del 30% di bambini non italiani per classe. Tuttavia, la mamma ha «la percezione di aver ghettizzato, all’interno del quartiere, un unico istituto, anzi un unico plesso (la situazione è un po’ diversa alle Gioannetti del medesimo istituto) dove relegare tutti gli stranieri e arginare in tal modo i problemi».

La convenzione Onu sui Diritti dell’infanzia, all’articolo 29, ricorda il genitore, citando un opuscolo del Comune, indica come «l’educazione di ogni bambino debba mirare a sviluppare tutte le sue capacità, rispettare i diritti umani e le libertà, i genitori, la lingua e la cultura del Paese in cui il bambino vive, prepararlo a relazionarsi con gli altri».

Ecco, osserva A.F., «tale educazione a mio figlio non è garantita». «Scappare» altrove sarebbe «la soluzione più semplice» per «colmare, in mio figlio, le lacune derivanti da questi problemi». Ma al contempo, si domanda se sia «davvero la soluzione giusta».

E qui punta il dito sul «sistema di iscrizione alla materna» che permette di esprimere più preferenze e conseguente elaborazione della graduatoria scuola per scuola. «Credo che le istituzioni abbiano il dovere di intervenire attraverso semplici meccanismi nella formulazione delle graduatorie per una corretta ripartizione degli stranieri in tutte le scuole del quartiere – conclude la mamma –. Ho sentito parlare di... diritto ‘distruzione’ e non ‘d’istruzione’; voglio credere che non sia così».