La donna è riuscita a liberarsi alle 14 e ha avvisato la polizia. Portata al Maggiore
La donna è riuscita a liberarsi alle 14 e ha avvisato la polizia. Portata al Maggiore

Bologna, 26 luglio 2020 - Il racconto è di quelli terribili, che fanno gelare il sangue: "Mi hanno costretta a salire sulla loro auto, poi mi hanno portato in un’officina e mi hanno violentata, a turno, tutta la notte, chiudendomi dentro". La polizia sta indagando sulla denuncia di violenza sessuale e sequestro di persona presentata venerdì mattina da una badante quarantenne romena. Tutto si sarebbe consumato in Bolognina, non distante da dove la donna vive. Stando a quanto raccontato dalla quarantenne alla polizia, intervenuta sul posto l’altro giorno assieme al 118, tutto sarebbe iniziato intorno alle 22 di giovedì quando la donna, uscendo da un bar, mentre si dirigeva verso casa, sarebbe stata avvicinata da un’auto scura con alcuni uomini a bordo. "Uno lo conoscevo", racconta la badante, difesa dall’avvocato Vincenzo Marino.

Il gruppetto, cinque persone, l’avrebbe avvicinata e costretta a salire in auto, dirigendosi poi verso un’officina in zona, dove si sarebbe consumata la nottata dell’orrore: "Mi hanno portato dentro – racconta in denuncia – e mentre assumevano coca e bevevano, mi hanno chiesto di spogliarmi. Io ho detto di no e allora mi hanno minacciata di morte. Mi hanno picchiata. E poi, a turno, hanno abusato tutti di me". Lo stupro di gruppo, stando a quanto raccontato dalla quarantenne alla polizia, sarebbe proseguito fino alla mattina. "Erano italiani, romeni e albanesi", precisa in denuncia. "Mi hanno sbattuto la testa contro il muro e mi hanno detto che se avessi urlato mi avrebbero ammazzata. Soltanto quando era era ormai giorno – dice ancora – l’ultimo se ne è andato dicendo che andava a prendere un panino. In realtà mi ha chiuso dentro a chiave e io, dopo aver ritrovato il cellulare che mi avevano tolto, ho prima chiamato il mio compagno, per chiedergli aiuto, e poi la polizia".

Erano circa le 14. Gli agenti, arrivati sul posto, hanno subito iniziato a ricostruire il racconto della donna, che è stata portata al pronto soccorso del Maggiore e sottoposta al protocollo Eva, per le vittime di violenza sessuale. Ha riportato una prognosi di 7 giorni. Sono stati acquisiti i video della sorveglianza dell’azienda ed è stato ascoltato il titolare, che, dichiarandosi estraneo alle accuse, ha detto che il rapporto sarebbe stato consenziente e di aver chiuso la donna dentro i locali perché "voleva dormire e si rifiutava di uscire", mentre lui doveva andare in pausa: quindi avrebbe chiuso l’officina con la quarantenne dentro per evitare che potessero entrare i ladri. Una tesi che dovrà essere chiarita dagli accertamenti che la polizia sta portando avanti in questa ore per ricostruire esattamente cos’è accaduto all’interno di quell’officina. "La mia assistita – chiude l’avvocato Marino – è una lavoratrice e madre di famiglia. Questa storia l’ha devastata e adesso si aspetta giustizia".