Violenza
Violenza

Casalecchio di Reno (Bologna), 12 giugno 2019 - L’avrebbe costretta ad un rapporto sessuale sotto la minaccia di un cutter. Minacciata perché «se non vieni con me ti sfregio con l’acido e faccio del male alla tua bambina». E rapinata del portafoglio con dentro qualche decina di euro e alcuni effetti personali. Accuse come macigni nei confronti di Jamal Nasibi, tunisino di 35 anni regolare in Italia, una sfilza di precedenti per spaccio, furto, occupazione abusiva di terreni, arrestato l’altra notte in via Corticella dai carabinieri della stazione Navile con i colleghi del V Reggimento dell’Emilia Romagna. I quali hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Domenico Panza su richiesta del pm Augusto Borghini.

Nasibi era ricercato dalla notte del 13 aprile quando, stando alle accuse, picchiò e violentò la donna – 36 anni italiana – nel parco Zanardi a Casalecchio. Ma quello sarebbe stato l’ultimo – e ben più grave – episodio che lo avrebbe visto protagonista.

I due si erano conosciuti una decina di anni fa («tra noi c’era un rapporto di semplice amicizia», ha raccontato la vittima) poi di Nasibi, spesso nei guai e in passato già finito in manette, si erano perse le tracce. Fino ad un anno e mezzo fa quando era ricomparso e aveva iniziato a mostrare particolare interesse nei confronti della donna. Voleva una relazione, ma lei da tempo conviveva con un altro ragazzo dal quale aveva avuto una figlia. Lo scorso inverno, però, Nasibi aveva assunto atteggiamenti «intimidatori», l’aveva seguita sia a Casalecchio, a casa, sia a Bologna, fin sotto il lavoro. «Giungendo – scrive il gip – a minacciare che le avrebbe fatto del male gettandole dell’acido sul viso». Minacce rivolte anche alla bambina, portata in Tunisia, il paese d’origine del padre, perché più sicura e per farla continuare la scuola.

L’1 aprile scorso, la donna aveva nuovamente incontrato Nasibi lungo la Porrettana. Lei, impaurita, si era allontanata frettolosamente salendo su un bus diretto verso il centro. Analoga situazione, ha raccontato ancora ai carabinieri del Navile, il 13 aprile, questa volta in piazza dell’Unità. Lei ferma in attesa del mezzo pubblico, alle 11.30 del mattino, lui che si era avvicinato e l’aveva afferrata per un braccio: «Ora vieni con me». Solo le sue urla disperate avevano attirato l’attenzione dei presenti e avevano messo in fuga il tunisino. Quello, però, è stato il presagio dell’orrore materializzatosi poco dopo.

L’aggancio avviene in via Caravaggio: la 36enne scende dall’autobus, il suo aguzzino dietro. «Adesso vieni con me», è la minaccia che arriva con un cutter puntato addosso. E dopo averla colpita con alcuni schiaffi, con la lama sempre conficcata sul collo, avviene lo stupro. Un fatto che il tunisino però nega. Per il gip, Nasibi «ha dato prova di un’assoluta carenza di autocontrollo dei più elementari freni inibitori», sottolineando anche che «le pregresse esperienze giudiziarie, non hanno evidentemente sortito alcun effetto deterrente». Sulla sua testa pesava un ordine di cattura. L’altra notte era in via Corticella, fuori da un bar, sereno. Non aveva fatto i conti con i carabinieri che dopo averlo riconosciuto, lo hanno catturato. Venerdì l’interrogatorio di garanzia, sarà difeso dall’avvocato Matteo Sanzani.