Violenza sulle donne (foto d'archivio)
Violenza sulle donne (foto d'archivio)

Bologna, 26 agosto 2021 - L’ha buttata sul letto. Le ha tappato la bocca per non farla urlare, perché chi era nell’altra stanza non sentisse il suo strazio. E poi l’ha stuprata. Il gip Alberto Ziroldi, nell’ordinanza in cui dispone la convalida del fermo e gli arresti domiciliari per il trentenne pilastrino che, una settimana fa, ha violentato una ragazzina di 12 anni sua vicina di casa, ricostruisce l’orrore di quei momenti, consumatisi all’interno di un appartamento Acer, dove l’uomo, senza fissa dimora, viveva con alcuni famigliari, presenti al momento dell’abuso. La bambina ha raccontato la stessa, "identica versione" di quell’orrore, come spiega il gip, al papà e ai sanitari del Sant’Orsola. Ossia, che l’indagato "l’ha afferrata per le braccia e l’ha messa con forza sopra il letto", mentre lei "cercava di difendersi con pugni e calci". Quindi l’orco, "sempre bloccandola con la forza, l’ha spogliata" e poi ha abusato di lei "con violenza". Fregandosene della sua innocenza. Lo stupro, in questi termini, è stato confermato anche dagli esami condotti al Policlinico.

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In quei minuti infiniti di inaudita violenza, la bambina racconta che il trentenne "le aveva scattato foto con il cellulare e riferito che si sarebbero dovuti incontrare ogni dieci giorni, intendendo chiaramente che ogni dieci giorni avrebbero consumato un rapporto sessuale". Non solo. L’uomo l’avrebbe anche minacciata di inviarle i servizi sociali a casa, affermando che la sua "non era una famiglia per bene". L’abuso si è concluso solo quando la bambina è riuscita a divincolarsi dalla morsa schifosa e finalmente urlare.
Lui, martedì mattina davanti al gip, non ha negato di aver avuto un rapporto con la bimba. E ha ribadito la sua sconcertante versione di un rapporto consenziente, nell’ambito di una relazione sentimentale "iniziata a luglio", come ha dichiarato. Aggiungendo pure di "essersi reso conto che tale situazione era del tutto anomala, ma di essersi fatto trascinare ‘perché si sentiva bene’". Parole agghiaccianti, sintomatiche dell’assoluto "disprezzo servato dall’indagato nei confronti dell’integrità sessuale in capo alla giovanissima vittima – scrive Ziroldi –, unitamente ai rilievi da ultimo svolti che disvelano una coazione a ripetere forme di sessualità affatto illecite".

Rilievi che parlano di un precedente analogo avvenuto anni fa nella città d’origine dell’uomo. Che anche in quella circostanza aveva rischiato di essere linciato dai genitori della sua giovanissima preda. Motivo per cui si era trasferito a Bologna. Dove non ha esitato, alla prima occasione, ad abusare di un’altra bambina. Senza neppure farsi scrupolo di infangare la sua sofferenza. Infatti, quando il gip fa notare all’indagato l’incongruenza tra le sue dichiarazioni, che parlano di un rapporto ‘tranquillo’, e la versione fornita dal padre della bambina, che è il primo ad accorgersi che qualcosa in sua figlia non va, vedendola profondamente turbata, lui replica tentando di far passare la ragazzina come una ‘facile’ e ribadendo che era lei a cercarlo.
"Anche volendo prestare fede alle dichiarazioni dell’indagato – prosegue il giudice – e accettare la squallida ipotesi di una relazione sentimentale, vera o presunta, imbastita tra questi (classe '91) e la vittima (si ripete classe 2008), resterebbe ugualmente attinto il limite della rilevanza penale", relativo al reato di violenza sessuale su minore di 14 anni. Il giudice, inoltre, sottolinea anche "un acutissimo disvalore in ragione della totale assenza di freni inibitori" nell’indagato. Che ha approfittato dell’amicizia della bambina "per dare sfogo al proprio incontrollato impulso sessuale". E violando una vita innocente, che non sarà più la stessa.