Bologna, 12 settembre 2019 - C'è chi sugli spaghetti alla bolognese proprio non transige e chi invece afferma che in fondo, più che la pasta, la differenza la faccia il ragù (video). Non smettono di dividere i petroniani, nemmeno quando si tratta di due rappresentanti insigni della nostra città come Vito Bicocchi e Massimiliano 'Max' Poggi, le mille questioni legate al 'nostro' piatto più noto oltreconfine. Sull'annoso nodo culinario, però, ha tentato di fare luce, questa mattina in aeroporto, la presentazione di 'Non chiamateli spaghetti alla bolognese. Un souvenir di Bologna', la versione del piatto curata dallo chef Poggi che da oggi figurerà sul menù della Trattoria Vecchia Bologna, all'interno del gate del 'Marconi'.

Un'interpretazione, questa, che sfrutta, come suggerisce il nome, la ben più tradizionale tagliatella (foto), condita con un sugo contadino ispirato dai ricordi di infanzia del cuoco e pronta per essere gustata da chi si appresta a decollare da qui. "È in effetti incomprensibile che Bologna sia conosciuta per una ricetta che in molti non riconoscono, - ha ammesso Max Poggi prima di servire i crostini con il suo ragù - ma, al netto di diatribe che non risolveremo certo oggi, credo che l'importante resti il ragù, buono tanto per la pasta all'uovo che per quella di semola, in ogni formato". Ben più tranchant, al contrario, il giudizio di Vito, che alla vocazione di attore sta mischiando, in tv, quella di cuoco, e che si è detto "addolorato nel leggere sui menù stranieri la dicitura 'spaghetti bolognaise'". Per la nonna del comico, infatti, "gli spaghetti si facevano col pomodoro o, al massimo, con il tonno, e farli con il ragù significa solo legare la pasta italiana più famosa al più italiano dei condimenti". Puro marketing turistico, insomma. 

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