Tensione all’ateneo, i precedenti Le tutele per Dionigi e Panebianco

Undici anni fa la gogna del Cua all’allora rettore che, nel 2013, dopo altre contestazioni, venne ’scortato’. Nel 2016, invece, toccò al docente e scrittore: due attacchi dei collettivi fecero scattare la vigilanza extra.

Tensione all’ateneo, i precedenti  Le tutele per Dionigi e Panebianco

Tensione all’ateneo, i precedenti Le tutele per Dionigi e Panebianco

L’ateneo di Bologna non è nuovo a situazioni di tensioni interne ed esterne. E la professoressa Francesca Rescigno non è la prima a essere messa ’sotto protezione’ dopo un summit in Prefettura. Basta riavvolgere il nastro di qualche anno.

Nel gennaio 2013 toccò all’allora rettore dell’Università, Ivano Dionigi. L’episodio clou di un periodo di contestazione di studenti e collettivi avviene il 27 novembre 2012. Trenta attivisti del Cua (Collettivo universitario autonomo), infatti, fanno irruzione in via Zamboni nella sede del Rettorato.

Il blitz mira a interrompere la seduta del Consiglio di amministrazione. I ragazzi, che contestavano i tagli ai finanziamenti agli atenei, il caro-vita e le tasse di iscrizioni, non si limitano ad alzare la voce. Uno di loro, infatti, si avvicina al rettore cercando con insistenza di appendergli un cartello al collo (con scritto "Ivano Dionigi non vuole mettere i soldi"). Un atto di prevaricazione che suscita lo sdegno e la condanna dell’ateneo e delle istituzioni. Ma le tensioni in città proseguono: a infiammare il dibattito è lo sgombero dello spazio Bartleby, in via San Petronio Vecchio. A seguito delle contestazioni, per un paio di settimane il rettore viene messo sotto la discreta protezione di alcuni uomini della Digos.

Per i fatti del 2012, tredici attivisti del Cua, accusati a vario titolo di violenza privata e oltraggio, interruzione di pubblico servizio, imbrattamento e manifestazione non autorizzata, sono stati condannati in primo grado nell’aprile 2018: 18 mesi ai tre promotori del blitz e dieci mesi ciascuno agli altri.

L’altro episodio nel febbraio 2016, quando nel mirino dei collettivi – al Cua si aggiunge Hobo – finì Angelo Panebianco, professore ’reo’, secondo i contestatori, di aver scritto sul Corriere della Sera un editoriale che rifletteva su un possibile intervento militare in Libia. Due dure contestazioni in 24 ore (non le prime, dato che nel 2014 al docente fu murata anche la porta dell’ufficio), con tanto di interruzione alle lezioni, che convincono la Prefettura a muoversi.

Non viene disposta una vera e propria scorta, ma una tutela con passaggi quotidiani delle forze dell’ordine nei pressi dell’abitazione del docente, nonché un monitoraggio degli spostamenti del prof verso il luogo di lavoro, così da poter intervenire in caso di pericolo. Inoltre, due agenti in borghese erano presenti alle lezioni. Una situazione che – visto il clima caldo in tutta la città – è durata diverse settimane.

Andrea Bonzi