Police personnel stand beside floral tributes left in London's Russell Square on August 4, 2016, following an overnight stabbing spree that left one woman dead and five others injured.
British police were holding a 19-year-old man on suspicion of murder Thursday after a central London stabbing spree that killed a US woman but appeared unrelated to terrorism. / AFP PHOTO / DANIEL LEAL-OLIVAS
Police personnel stand beside floral tributes left in London's Russell Square on August 4, 2016, following an overnight stabbing spree that left one woman dead and five others injured. British police were holding a 19-year-old man on suspicion of murder Thursday after a central London stabbing spree that killed a US woman but appeared unrelated to terrorism. / AFP PHOTO / DANIEL LEAL-OLIVAS

Bologna, 5 agosto 2016 – Quale influenza può avere il terrorismo islamico su soggetti con problemi psichiatrici, già potenzialmente pericolosi? E con quali conseguenze? Rispondere a queste domande non è semplice, ma partendo da un caso concreto lo psichiatra Renato Ariatti esprime un parere che suona come un campanello d’allarme per tutti e che farà certamente discutere.

Ariatti infatti, incaricato dal pm Antonello Gustapane di eseguire una perizia psichiatrica su un marocchino di 39 anni arrestato a fine marzo, scrive nero su bianco, in sostanza, che l’uomo, affetto da «psicosi deliranti e allucinatorie croniche», può essere influenzato dagli attentati jihadisti che si verificano in giro per il mondo, facendo così scattare nella sua debole mente la molla per passare dalle paranoie all’azione. Con conseguenze potenzialmente terribili. Perciò lo psichiatra raccomanda una misura di sicurezza detentiva e la Procura con tutta probabilità chiederà al giudice che il soggetto, anche se affetto da problemi psichici accertati, resti in carcere e non vada nelle Rems, le strutture ‘soft’ che hanno sostituito gli ospedali psichiatrici giudiziari.

L’uomo è finito in cella il 25 marzo dopo essere salito su un autobus, tenendo sotto braccio il Corano e brandendo un coltello lungo 21 centimetri. Prima ha minacciato di tagliare la gola a una donna che stava leggendo la Bibbia, poi ha minacciato il conducente del mezzo, quindi è sceso dal bus e ha rapinato un lavavetri. Non solo. Nei giorni precedenti aveva minacciato altre persone al grido di «Allah akbar», «sono stato mandato da Allah», «io sono il discendente del Profeta». 

Dopo i colloqui in carcere, Ariatti ha stabilito che il 39enne è affetto da un «disturbo psicotico in fase di scompenso» e che il quadro clinico si può inquadrare come «psicosi deliranti e allucinatorie croniche (...) con tematiche di influenzamento».

In sostanza, l’uomo «ha la sensazione di essere guidato nei pensieri e negli atti da anonime forze estranee». E qui sta il punto. Proprio perché facilmente influenzabile dall’esterno, un soggetto simile può diventare molto pericoloso ammantando i suoi gesti con la ‘guerra santa’ di cui parlano continuamente giornali e tv.

Scrive infatti Ariatti: «Considerato il tipo di reato, la patologia esistente e il particolarissimo clima sociale e culturale odierno, in cui la jihad islamica si arricchisce ogni giorno di episodi inquietanti, alcuni agiti non solo nell’ambito di azioni cosiddette ‘ufficiali’ ma anche da individui cosiddetti ‘sciolti’, guarda caso proprio con una storia psichiatrica alle spalle, ritengo di evidenziare l’alta pericolosità del soggetto, e l’esigenza di applicazione di una misura di sicurezza detentiva».

E proprio di ieri è la notizia di un giorvane con turbe mentali che ha accoltellato e ucciso una donna e ha ferito altre 5 persone a Londra. La polizia indaga sui possibili legami (per ora esclusi) con l’Isis. Un evento che inquieta e che, pur molto più grave, ha qualche analogia con il caso del 39enne marocchino. Il quale, peraltro, non è isolato. A Bologna e in regione ce ne sono tanti altri: soggetti stranieri, con problemi psichiatrici, pericolosi e potenzialmente influenzabili. E le Rems, che spesso non hanno neppure i posti sufficienti alle richieste dei magistrati, non sono idonee a garantire, secondo parte degli psichiatri, che gli ospiti non commettano azioni violente.