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7 mag 2022

Tornano gli Avvoltoi con un nuovo lavoro

Stasera al Mercato Sonato con tanti ospiti: da Dandy Bestia a Franco D’Aniello, fino a Young Signorino e Capovilla

Gli Avvoltoi, dagli anni beat al rock con un nuovo disco
Gli Avvoltoi, dagli anni beat al rock con un nuovo disco
Gli Avvoltoi, dagli anni beat al rock con un nuovo disco

C’erano i beat, a Bologna e sognavano una Carnaby Strett cittadina che viveva di una dimensione fantastica, nella quale la rivoluzione sociale innescata dall’uscita di Sergent Pepper, il capolavoro dei Beatles, si mescolava con la realtà cittadina. A quella epopea fatta di chitarre sognanti, colori pastello e chiome fluenti si ispiravano, nel 1985, gli Avvoltoi, il gruppo bolognese guidato dal cantante Moreno Spirogi, che stasera al Mercato Sonato (Via Tartini,3, ore 21) ) presentano il loro nuovo singolo, ‘Nel Ghetto’, che esce 37 anni dopo il loro esordio. Sul palco, una singolare miscela di ospiti, che vanno dal rapper Young Signorino al cantautore Pierpaolo Capovilla, dal chitarrista e membro originale degli Skiantos Dandy Bestia ad alcuni componenti dei Modena City Ramblers.

Spirogi, come ha scelto i tanti ospiti?

"Ho voluto un gruppo di musicisti nel quale ci fossero gli amici di sempre, penso a Dandy Bestia, a Massimo ‘Ice’ Ghiacci e Franco D’Aniello, oltre a Roberto Drovandi degli Stadio, insieme ad artisti che non conoscevo personalmente, ma che sentivo affini, pur nell’incolmabile lontananza con il nostro linguaggio sonoro".

Si riferisce al giovane rapper Young Signorino?

"Si, lui è il perfetto esempio. Viene da un’altra generazione rispetto alla nostra, non sapeva chi fossero gli Avvoltoi, ma l’ho sempre sentito molto vicino alla nostra storia. E’ uno che era sul punto di raggiungere il grande successo, ma si è sentito inadeguato, è tornato nel suo universo, continua a fare dischi, ma sembra non essere più interessato alla fama".

Come successe a voi.

"Rifiutammo l’invito al Festival di Sanremo. Non per eroismo o per scelte politiche, semplicemente per noi, allora come adesso, la musica era una necessità espressiva, venivamo dalle cantine, non eravamo a nostro agio nel grande consumo della canzone. E in questo non siamo cambiati".

Non siete cambiati, ma avete abbandonato l’etichetta di ‘gruppo beat’.

"Finalmente, dopo 37 anni! Certo, nel nostro suono gli echi della psichedelica ci sono sempre, sono le nostre radici, ma le canzoni sono adesso della ballate rock più classiche, aperte a più influenze".

Quelle della canzone d’autore?

"Questa sera presenteremo il nostro nuovo lavoro, una versione di ‘Nel ghetto’, un brano di Alberto Radius del 1977. Lo interpretiamo cercando di attualizzare quelle atmosfere che facevano da sfondo a un testo che, ascoltato oggi, è di grande attualità. Perché i ghetti forse allora erano poetica, adesso sono realtà".

pier. pa.

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