Firenze, 17 maggio 2019 - “Abbiamo tribolato parecchio”. Schianto del coltello sul tagliere. Ma la signora Lucia sorride, il suo lampredotto profuma di Firenze. “Cosa posso dirle ora – aggiunge la regina delle trippe in piazza Dalmazia (e non solo) – tutto bene, il tram funziona molto bene. L’abbiamo aspettato 25 anni». Il chioschetto che gestiscono Lucia Beltrami (dal 1954) e le figlie Ilaria e Silvia Pezzatini è stato al centro del cantiere “di lei, la ragazza” scherzano i residenti, la tranvia di Firenze. “Transenne, polvere e traffico che cambiava tutti i giorni”, ripete Silvia.

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“Ma il gioco è valso la candela?” chiediamo. “Certo, e a Bologna dico: fatela la tranvia”. Anche i cittadini più scettici che incontriamo nel cuore di Rifredi – non tutti, il tram come il lampredotto può piacere e non piacere – si sono dovuti ricredere: l’infrastruttura ha cambiato Firenze. E ce ne accorgiamo, durante la nostra lunga passeggiata tra tacchi e rotaie. Sotto il sole, da Santa Maria Novella fino a Careggi e piazza Dalmazia, il plotone bolognese in missione per studiare il tram di Firenze comprende l’assessore Irene Priolo (video), il settore Mobilità con Cleto Carlini e Giancarlo Sgubbi, Matteo Mattioli dello Studio omonimo che progetta la Linea 1, Confcooperative (con il presidente Daniele Passini), Legacoop (Tiziano Tassoni), Confesercenti (Giacomo Bardi) e Cna (Cosimo Quaranta). E poi c’è il direttore dei lavori del tranvia fiorentina, Santino Caminiti con tutta la squadra degli ingegneri di Architecna, gli stessi che faranno il tram a Bologna. “Iniziammo con Messina a fine anni ’90 – racconta Sebastiano Fulci mentre con la linea 1 ci dirigiamo alla Fortezza da’ Basso – ora tocca a Bologna”.

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Il tram è pieno e si fa fatica a stare in piedi alle 10 e mezza. “Nessun rumore, ha sentito?”, fanno notare l’assessore e gli ingegneri, riferendosi ad alcune critiche dei comitati del No bolognesi. Il mezzo è silenzioso e in più, scesi alla Fortezza, ci accorgiamo di due bus a idrogeno incolonnati al semaforo a fianco. “Vede, tutto coesiste”. Il tram è in sede riservata, l’assessore Priolo si accuccia come Kevin Costner in ‘Balla coi Lupi’, che sentiva l’arrivo dei bisonti. La mano sulla rotaia sente stavola “l’assenza di cordoli tra una direzione e l’altra della macchina, e l’assenza di dislivelli per l’attraversamento pedonale”. “Con il tram abbiamo riqualificato pezzi di città, con spazi verdi e anche nuove soluzioni per il traffico”, spiega assieme agli ingegneri Michele Priore del Comune di Firenze, responsabile del procedimento. L’esempio è un trafficatissimo tunnel proprio dietro la Fortezza. Sopra, c’è chi fa footing. Le auto, arrivando in tram all’ospedale di Careggi, sembrano sempre meno. A bordo i fiorentini fanno outing: il tram ora piace.

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“Prima a Careggi ci s’arrivava in un’ora – racconta Gabriella Masetti –. Era un inferno”. Ora ci si mettono 10 minuti. “Cosa si può migliorare? Andava fatto prima”, ripete la signora. Con lei Liliana Topalo. “Da migliorare per bici e bagagli. Ma questa velocità è impagabile”. La giovane Ilaria Rapi annuisce: “Si arriva in centro in un quarto d’ora e il tram collega meglio la città”. Da Careggi a piazza Dalmazia, Passini di Confcooperative ammette: “Hanno liberato le strade”. E il tram sfreccia davanti al chiosco delle Trippaie, ci sono anche il presidente fiorentino di Confesercenti, Santino Cannamela, e il presidente del centro commerciale naturale Dalmazia, Stefano Decina. Gente che durante i cantieri non le ha mandate a dire. E ora si danno consigli a Bologna. “Ai commercianti di zona dico di eleggere un portavoce che tenga i fili del discorso con l’amministrazione” insiste Cannamela.

“Io ho chiesto di preservare la mia attività, la polvere era all’ordine del giorno – spiega Silvia Pezzatini –. Sono stati 4 anni di lavori, non nego che ci sia stato disagio, sennò si raccontano barzellette”. “Qualcuno il calo di fatturato l’ha avuto, alcuni hanno perso visibilità” sottolinea Confesercenti. “Però rumore e inquinamento sono diminuiti e hanno migliorato Firenze – sottolinea la Pezzatini. Meno bus, meno auto”. Si assaggia infine il lampredotto, sereni: Firenze è sopravvissuta al tram.