Bologna, 10 giugno 2021 - Trapianto di cuore (video) grazie a un donatore positivo al covid. L'ospedale Sant'Orsola di Bologna ha ricevuto una deroga dal Centro nazionale trapianti al protocollo sperimentale sul prelievo di organi da donatori positivi al Covid e un uomo di 64 anni - negativo e privo di anticorpi - ha ricevuto un cuore nuovo da donatore deceduto positivo al Sars-Cov-2. A beneficiare dello stesso tipo di trapianto anche un ragazzo di 15 anni al Bambino Gesù di Roma.

L'intervento al Sant'Orsola è stato eseguito alla fine di aprile e il ricevente è stato dimesso in buone condizioni di salute il primo giugno. Il donatore, che era stato positivo al Covid, aveva negativizzato ma era ancora all’interno della finestra dei 15 giorni di controllo, ne erano trascorsi 10. La scelta del trapianto, in questo caso di cuore, è stata necessaria per salvare la vita al ricevente.

Coinvolti in tutte le fasi del processo di trapianto gli infettivologi del Policlinico che hanno seguito il paziente, prima e dopo il trapianto, ma anche il donatore analizzando tutte le condizioni per valutare la possibilità effettiva di donazione. Fondamentale il confronto serrato con i medici della sede donativa che ha spinto i professionisti di Bologna ad accettare un organo che altrimenti non sarebbe stato utilizzato.

La deroga al protocollo

I due riceventi, che soffrivano di cardiopatie importanti, erano in lista d'attesa urgente nazionale e hanno ottenuto l'organo grazie a una deroga concessa dal Centro nazionale trapianti ai due ospedali rispetto al programma sperimentale del Cnt: il protocollo attualmente in vigore, infatti, consente di effettuare trapianti di organi salvavita provenienti da donatori risultati positivi al coronavirus e deceduti per altre cause, ma solo su riceventi positivi al momento del trapianto o già immunizzati per malattia pregressa o per vaccinazione.

"Nei casi trattati al Sant'Orsola e al Bambino Gesù la gravità delle condizioni cliniche dei pazienti ha spinto le équipe mediche dei due centri a chiederci l'autorizzazione al trapianto anche se i riceventi erano privi di anticorpi", spiega il direttore del Cnt Massimo Cardillo. "Abbiamo attivato immediatamente le procedure di sorveglianza infettivologica e abbiamo valutato per entrambi i pazienti che il rischio di morte o di evoluzione di gravi patologie connesse al mantenimento in lista di attesa fosse superiore all'eventuale trasmissione di patologia dal donatore. Il decorso post-trapianto ci ha dato ragione e i riceventi ora stanno bene e sono tornati a casa".

"Il trapianto, invece, oltre a ridare la vita al paziente, ci consegna numerosi elementi di conoscenza sul Covid che consentiranno in futuro un utilizzo ancora più puntuale degli organi donati", fanno sapere dal Sant'Orsola.

Dall'attivazione, nel dicembre scorso, del protocollo sperimentale, il primo a livello internazionale di questo tipo, sono stati realizzati diciannove trapianti da donatori con Covid-19. A parte i due trapianti di cuore del Sant'Orsola e del Bambino Gesù, gli altri diciassette interventi hanno riguardato il fegato e sono stati effettuati esclusivamente su pazienti che avevano già avuto il Coronavirus, nessuno dei quali ha subito una reinfezione dopo aver ricevuto il nuovo organo.

Sono otto gli ospedali che hanno partecipato finora al programma sperimentale: la maggior parte degli interventi (otto) è stata realizzata dal Centro trapianti di fegato dell'Ospedale Molinette di Torino, mentre gli altri sono stati eseguiti all'Ismett di Palermo, al Sant'Orsola di Bologna, all'Ospedale Niguarda di Milano, al Policlinico di Bari e a Roma presso il San Camillo, il Policlinico Tor Vergata e il Bambino Gesù.