I corpi delle vittime e la Uno dei carabinieri crivellata dai colpi sparati dalla banda della Uno bianca
I corpi delle vittime e la Uno dei carabinieri crivellata dai colpi sparati dalla banda della Uno bianca
Una cerimonia riservata, come questo momento difficile impone. A deporre fiori e corone questa mattina, come avvenuto ogni anno da trent’anni ormai, al cippo di via Casini non ci saranno i famigliari di Otello Stefanini, Andrea Moneta e Mauro Mitilini. Il Covid impone restrizioni anche al dolore e ci saranno solo i vertici dell’Arma e le istituzioni a portare...

Una cerimonia riservata, come questo momento difficile impone. A deporre fiori e corone questa mattina, come avvenuto ogni anno da trent’anni ormai, al cippo di via Casini non ci saranno i famigliari di Otello Stefanini, Andrea Moneta e Mauro Mitilini. Il Covid impone restrizioni anche al dolore e ci saranno solo i vertici dell’Arma e le istituzioni a portare l’omaggio della città ai tre giovani carabinieri ammazzati dalla banda della Uno bianca dei fratelli Savi il 4 gennaio 1991. Alle 10 verranno deposte le corone e saranno piantumati tre alberi nel giardino. Poi, alle 10,30 nella chiesa di Santa Caterina al Pilastro sarà celebrata la messa da don Giuseppe Grigolon, alla presenza del comandante generale dell’Arma Giovanni Nistri.

"Per la nostra famiglia sarà presente solo un nostro cugino, che vive a Bologna", racconta Antonella Moneta, sorella di Andrea. "Noi faremo una piccola cerimonia qui a Roma, come ogni anno", spiega. La notizia della volontà da parte di Ludovico Mitilini, fratello di Mauro, di riaprire le indagini sulla strage del Pilastro, "mi ha colto di sorpresa – dice Antonella –. Non so ancora cosa faremo".

"La strada al momento non è percorribile – spiega Alberto Capolungo, figlio di Pietro ucciso nell’armeria di via Volturno il 2 maggio di 30 anni fa –. Perché è vero, ci sono aspetti stranissimi, punto oscuri indecifrabili nella storia della Uno bianca. Ma il lavoro d’indagine fatto all’epoca dai magistrati fu scrupoloso e analizzò tutto il materiale che, in quel tempo, era agli atti. Però è chiaro che la sola violenza con cui venne ucciso, in pieno giorno e in pieno centro, mio padre non è giustificabile dalla sola sete di denaro. Per questo è fondamentale che gli atti vengano digitalizzati. Solo se qualcuno si prenderà la briga di analizzare quella mole di materiale si potrà pensare di riaprire le indagini".