Un assegno (Foto di repertorio Ansa)
Un assegno (Foto di repertorio Ansa)

Monzuno (Bologna), 17 gennaio 2020 - Un raggiro ben architettato, un gioielliere truffato e due banche condannate a risarcirlo. Sono i numeri di quanto successo in una frazione di Monzuno, l’anno scorso. 

Pochi giorni alla fine del 2018, un cliente si presenta in gioielleria per comprare un orologio Rolex dal valore di 11.500 euro, pagando con assegno circolare. Il commerciante prima di accettare fa valutare la validità del pagamento (cosiddetto ’bene emissione’) dalla propria banca. Il cui addetto telefona alla filiale della banca che ha emesso l’assegno, a Caserta, e viene rassicurato: tutto a posto, si può incassare. Il prezioso orologio viene ceduto, la vendita sembra essere andata a buon fine.

Invece no. Cinque giorni dopo, l’amara sorpresa: l’assegno è falso. Subito viene contattata la banca emittente per delucidazioni. Questa ammette di avere subìto anche in passato intercettazioni e deviazioni di chiamata dal numero fisso e proprio per questo circa un mese prima aveva diramato una nota in cui annunciava di non rilasciare più conferme di bene emissione via telefono o mail. Nessun suo operatore quindi ha mai risposto alla telefonata: all’altro capo del filo c’era un complice. 

Risultato, si finisce in tribunale, terza sezione civile. Il gioielliere cita la propria banca, che a propria volta chiama in causa i colleghi campani. L’accusa è di negligenza, i primi per avere ignorato la nota dei secondi ed essersi limitati a una telefonata senza nemmeno "chiedere una conferma via mail e verificare l’identità dell’operatore", gli altri invece per non avere sporto "tempestiva e particolareggiata denuncia alle autorità competenti" nonostante fosse a conoscenza delle intercettazioni, e per avere avvertito i colleghi del pericolo con un metodo "evidentemente insufficiente", si legge nell’ordinanza del giudice Alessandra Arceri. La quale infine condanna gli istituti a risarcire in solido al 50% il gioielliere del valore del Rolex. 

"Come già successo in passato – spiega l’avvocato del gioielliere, Gabriele Bordoni –, il tribunale ha riconosciuto la banca come responsabile nei confronti dei suoi correntisti, secondo quanto stabilito dalla Suprema Corte, e ne ha disposto il risarcimento. Un monito anche per gli altri operatori del settore".