Bologna, 3 ottobre 2018 - Alberto Mezzini, il noto imprenditore già finito nei guai per la bancarotta Uniland, è stato arrestato dalla Guardia di finanza (VIDEO) con l’accusa di truffa ai danni dello Stato e autoriciclaggio. Le fiamme gialle, su disposizione del giudice Francesca Zavaglia, hanno dato esecuzione ad una misura di custodia cautelare in carcere nei confronti di Mezzini, 53 anni, accusato di aver posto in essere una truffa finalizzata percepire indebitamente contributi pubblici destinati a favorire la produzione di energia da fonti rinnovabili. In finanzieri hanno proceduto, inoltre al sequestro di disponibilità bancarie, beni mobili ed immobili per quasi un milione di euro pari al valore dell’importo delle somme illecitamente ottenute.

In particolare, l’indagine, coordinata dal pm Antonella Scandellari e condotta dai finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria, trae origine dall’approfondimento di alcune segnalazioni per operazioni sospette, pervenute alle fiamme gialle dal circuito bancario, da cui emergeva come l’imprenditore, nonostante fosse stato inabilitato all’esercizio di qualsiasi attività commerciale a seguito del noto procedimento penale relativo al fallimento Uniland dove Mezzini ha patteggiato una pena di tre annni, stesse continuando ad amministrare società per conseguire illeciti guadagni servendosi della collaborazione del coniuge e di una fidata professionista del posto, anch’esse indagate.

Nello specifico, grazie anche all’esame della documentazione e dei messaggi di posta elettronica acquisiti nel corso di alcune perquisizioni, è stato accertato come attraverso una di queste società, operante nel settore delle energie rinnovabili, fosse stata messa in piedi una frode per ottenere indebitamente dal Gestore dei Servizi Energetici incentivi pubblici per circa un milione di euro dichiarando falsamente, attraverso l’utilizzo di atti appositamente artefatti, di avere messo in esercizio un impianto fotovoltaico a Monghidoro quando in realtà non era stato ancora completato e nemmeno era idoneo ad entrare in funzione.

L’accusa di autoriciclaggio è scaturita invece dal fatto che una parte delle somme ottenute indebitamente sono state poi dirottate a società lussemburghesi estranee alla compagine societaria dell’azienda italiana, a titolo di “rimborso finanziamento soci”, nonostante il fatto che tali società non vantassero alcun credito.