Per truffare gli anziani i malviventi contattavano le vittime telefonicamente
Per truffare gli anziani i malviventi contattavano le vittime telefonicamente

Bologna, 30 settembre 2016 - Le vittime prescelte erano anziani, spesso soli. Facili prede da raggirare con la scusa di incidenti stradali causati da figli o parenti o assicurazioni scadute per le quali bisognava cacciare subito del denaro. Una trappola studiata a tavolino da una banda di malviventi sgominata dai Comandi provinciali dei carabinieri di Bologna e Napoli, che hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare personale, emessa dal GIP presso il Tribunale di Bologna, nei confronti di 9 persone, ritenute membri di un’associazione criminale specializzata nelle truffe in danno di persone anziane.

Gli episodi contestati sono stati commessi a Bologna e provincia, Ferrara, Modena (qui due gli anziani truffati), Mantova, Piacenza, Parma, Padova, Milano, Firenze, Forlì, Ravenna, La Spezia, Roma, Napoli, Chieti, Foggia, Avezzano, Cosenza, Castrovillari e Catanzaro. Indagini sono in corso anche su altri raggiri.

Il provvedimento, che è l’esito di un’indagine condotta dai militari dell’Arma di Bologna coordinati dalla locale Procura della Repubblica, è in corso di esecuzione, congiuntamente ad una serie di perquisizioni domiciliari, tutte in provincia di Napoli dove risiedono gli autori delle truffe, che però sono state perpetrate nei mesi scorsi a Bologna e provincia ed in altre città d’Italia.

Il gruppo di criminali aveva un metodo consolidato per raggirare persone anziane e sole: contattavano telefonicamente le vittime e, per capire la loro buona fede, si spacciavano come avvocati ed assicuratori, paventando il rischio del carcere per un parente dell’anziano, evitabile solo dietro il pagamento immediato di una somma,qualificata per premio assicurativo. Tra gli altri, usavano presentarsi come “maresciallo dei Carabinieri”, figura che rassicurava gli anziani e li induceva a cedere alle richieste dei malfattori di affidare loro denaro o preziosi.

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Una truffa articolata in tre fasi: raccolta illegale di informazioni personali sulla futura vittima, come dati anagrafici e abitudini quotidiane, utilizzo delle informazioni per capire quale truffa mettere in atto e la messa a segno della truffa, molto spesso legata a un orario in cui un condominio o un vicinato sono meno frequentati o quando la vittima era sola in casa.

Le indagini hanno permesso di accertare che l’organizzazione criminale in questione è collegata al clan “Contini” di Napoli, a cui corrispondono una tangente, che nel corso delle conversazioni è invocata in maniera convenzionale con i termini di “pesone” o “carosiello”, ed il cui pagamento, a titolo di protezione, è ritenuto indispensabile per poter operare in tutta “tranquillità” e “sicurezza”.

In particolare, il “canovaccio” abituale era un sedicente avvocato, che si presentava come avvocato Molinari”, componeva numeri di telefono di abitazioni di  un quartiere reperendoli da siti internet, fino a quando non s’imbatteva in una persona anziana in casa da sola. L’avvocato cercava di convincere l’anziano che l’unico modo di risolvere la situazione del suo parente, coinvolto in un sinistro stradale e trattenuto in una caserma dei Carabinieri evitando quindi l’arresto, era pagare una determinata somma, da consegnare a un suo collaboratore, che si sarebbe presentato quanto prima. Per rendere il tutto ancora più credibile, la conversazione veniva indirizzata, seguendo la modalità tecnica prima riferita e cioè senza interrompere mai la comunicazione, al “finto” maresciallo dei carabinieri, che si presentava come Maresciallo Primo, con il compito di “rassicurare” la vittima sulle buone intenzioni dell’avvocato e, pertanto, carpirne definitivamente la fiducia. La truffa si consumava quando la vittima consegnava al “collaboratore dell’avvocato”, che nel frattempo stazionava nei pressi della via/quartiere preso di mira per la circostanza, il denaro chiesto.