Da sinistra, l’anestesista Fabio Caramelli e il chirurgo pediatrico Mario Lima
Da sinistra, l’anestesista Fabio Caramelli e il chirurgo pediatrico Mario Lima

Bologna, 5 dicembre 2019 - Sei minuti per salvare un bimbo che, alla nascita, avrebbe rischiato di non respirare. Il caso ruota attorno a un tumore benigno dei vasi linfatici, chiamato igroma cistico o linfangioma, che occupava il collo di un neonato, e per il quale al Sant’Orsola si sono mobilitate tre équipe: ginecologi, anestesisti e chirurghi pediatrici. "La patologia, assai rara, si è sviluppata nella seconda parte della gravidanza – spiega il professor Gianluigi Pilu, direttore della clinica ostetrica – e la mamma, una donna immigrata, è stata inviata da noi.

La massa era molto voluminosa e quindi è stato necessario praticare un taglio cesareo per favorire la fuoriuscita del bambino in sicurezza. Quando si presentano questi casi, c’è il rischio che i bimbi non abbiano la capacità di respirare". Gli specialisti non si sono fatti cogliere impreparati. "Siamo ricorsi al cosiddetto parto exit (ex utero intrapartum therapy, ndr) ossia a un trattamento del feto durante il parto – precisa il dottor Fabio Caramelli, direttore dell’anestesiologia e rianimazione pediatrica – metodica particolare, per il rischio di distacco di placenta e di emorragia, che viene eseguita solo nei centri ad alta specializzazione come il nostro. Al bambino, appena estratto dall’utero, non è stato tagliato il cordone ombelicale, in modo che continuasse a respirare come se fosse ancora nella pancia della mamma, mentre noi anestesisti, con il video laringoscopio, abbiamo liberato le vie respiratorie ostruite e poi siamo riusciti a intubarlo. In quanto tempo? In sei minuti, poi è stato tagliato il cordone ombelicale. Con me c’erano le dottoresse Lorena Pasini e Antonella Cardin Fontana"

Il neonato è passato nelle mani dei neonatologi che hanno fatto tutti i controlli prima di trasferirlo in rianimazione pediatrica. E dopo qualche giorno è arrivato il momento dell’intervento per rimuovere il tumore. "La massa era enorme – sottolinea il professor Mario Lima, direttore della Chirurgia pediatrica – e occupava il collo, era attaccata alla carotide e arrivava fino alla colonna vertebrale, nel tratto cervicale, tanto da spostare anche l’esofago. Ho fatto un’asportazione radicale con una tecnica microchirurgica, indossavo occhiali che ingrandiscono il campo operatorio di due volte e mezzo. L’intervento è durato oltre tre ore e in sala operatoria erano presenti anche due miei assistenti, Giovanni Ruggeri e Michele Libri. Abbiamo preparato l’intervento con una ricostruzione tridimensionale della risonanza magnetica preoperatoria. Ora il bimbo è a casa".