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28 apr 2022

Uccise la moglie a fucilate, chiesta la perizia psichica

L’uomo tentò il suicidio dopo aver ammazzato la consorte con problemi di salute. Avevano lasciato un biglietto in cui annunciavano la volontà di morire assieme

28 apr 2022
Gli inquirenti sul posto nel giorno dell’omicidio che ha scosso l’intera comunità
Gli inquirenti sul posto nel giorno dell’omicidio che ha scosso l’intera comunità
Gli inquirenti sul posto nel giorno dell’omicidio che ha scosso l’intera comunità
Gli inquirenti sul posto nel giorno dell’omicidio che ha scosso l’intera comunità
Gli inquirenti sul posto nel giorno dell’omicidio che ha scosso l’intera comunità
Gli inquirenti sul posto nel giorno dell’omicidio che ha scosso l’intera comunità

È cominciato ieri mattina davanti alla Corte d’Assise di Bologna, presieduta dal giudice Pier Luigi Di Bari, il processo a carico di Mauro Bergonzoni, il 77enne che lo scorso 21 agosto, a Castello di Serravalle, uccise con due colpi di fucile la moglie 73enne, Maria Rosa Elmi, e poi tentò il suicidio sparandosi con la stessa arma.

L’uomo, dopo un lungo ricovero in ospedale, si trova ora agli arresti domiciliari in una struttura, accusato di omicidio aggravato. I carabinieri che indagarono sulla vicenda, coordinati dal pm Marco Forte, nella casa della coppia trovarono un biglietto nel quale i due annunciavano la volontà di farla finita insieme. La donna aveva diversi problemi di salute.

Nell’udienza odierna la Corte ha disposto una consulenza tecnica d’ufficio per valutare le condizioni psichiche dell’uomo e poi ha aggiornato il processo al 4 luglio.

"Il signor Bergonzoni – ha detto l’avvocata Eva Biscotti, che lo assiste – non può essere trattato alla stregua di altre persone che commettono questo tipo di reato. L’omicidio in questo caso è stato suggerito non dall’egoismo, ma al contrario dall’amore assoluto che legava questa coppia e avrebbe reso impossibile la vita dell’uno senza l’altra", ha sottolineato l’avvocata dell’anziano.

Bergonzoni, stando a quanto ricostruito dai carabinieri della compagnia di Borgo Panigale, avrebbe come detto deciso, assieme alla moglie, da tempo afflitta da una grave forma depressiva, di farla finita insieme. I due, dopo aver lasciato un bigliettino in bella vista sul tavolo della cucina, si diressero, a bordo della loro Panda, in via Rio Monteorsello. E tentarono di portare a termine il loro piano. Lei, colpita da due fucilate all’addome, morì sul colpo. Ma per il marito, che si è sparato un colpo alla stessa altezza, non era tempo di morire.

Quella vita che voleva abbandonare assieme alla sua Maria Rosa, si è attaccata a lui.

"Lei stava male, stava tanto male. L’ho fatto per lei", continuava a ripetere Bergonzoni, mentre i soccorsi lo portavano verso l’eliambulanza.

Nessuno sapeva del desiderio di farla finita e anche la figlia, residente a Vignola, non aveva sospettato nulla.

"Non potevo immaginare, nulla avrebbe potuto farmi sospettare che avevano in mente un proposito simile", disse, sconvolta, ai carabinieri. Forse in quella forte depressione, con cui da anni conviveva la mamma, e le malattie legate all’età, rese insopportabili da quel malessere insidioso e sempre presente, è racchiuso il movente di questo omicidio.

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